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Tora - Lo studente arrestato a Il Cairo lo scorso febbraio: "Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio"

Patrick Zaky scrive alla famiglia dal carcere: “Sto male, detenzione incomprensibile”

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Patrick George Zaky

Patrick George Zaki

 

Il post della pagina Facebook 'Patrick Libero'

Il post della pagina Facebook ‘Patrick Libero’

Tora – “Le recenti decisioni sono deludenti come al solito, senza una ragione comprensibile. Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di forti antidolorifici e di qualcosa per dormire meglio…il mio stato mentale non è un granché dall’ultima udienza”. A pronunciare queste parole, in forma scritta, è Patrick Zaky, il ragazzo egiziano che stava frequentando un master all’università di Bologna e che lo scorso febbraio è stato arrestato al Il Cairo.

Le sue emozioni in una lettera, datata 12 dicembre 2020, che la famiglia ha ricevuto e gli attivisti hanno pubblicato sulla pagina Facebook “Patrick Libero”, esprimendo la loro “grave preoccupazione per la salute mentale e fisica di Patrick”.

L’ultima udienza meno di una settimana fa con la decisione di altri 45 giorni di carcere per lo studente.

“Continuo a pensare all’università, all’anno che ho perso senza che nessuno ne abbia capito la ragione – continua lo studente nella sua lettera -. Voglio mandare il mio amore ai miei compagni di classe e agli amici a Bologna. Mi mancano molto la mia casa lì, le strade e l’università. Speravo di trascorrere le feste con la mia famiglia ma questo non accadrà per la seconda volta a causa della mia detenzione”.

“Amnesty International è veramente allarmata per le condizioni fisiche e mentali di Patrick Zaky che sembrano in via di deterioramento”. Questo il commento del portavoce della ong in Italia, Riccardo Noury, alla lettera dello studente. “Che queste parole dolorose di Patrick – aggiunge Noury nel commento rilasciato all’Ansa – giungano al governo italiano che faccia veramente qualcosa di più, di meglio e di veloce di quanto ha fatto finora, per assicurare che Patrick possa tornare presto in libertà”.

“Noi, famiglia e amici di Patrick – scrivono gli attivisti su Facebook – ne chiediamo l’immediato rilascio per via dell’assenza di giustificazioni legittime per i rinnovi di detenzione e per l’impatto del carcere su di lui sempre più negativo”.

La famiglia dello studente ha ricevuto anche una seconda lettera, datata 22 novembre.

Nella lettera datata 22 novembre Patrick parla dell’udienza a cui aveva assistito il giorno precedente in tribunale a Il Cairo: “Non c’è niente di nuovo – ha scritto – E’ lo stesso discorso ripetuto. La mia permanenza qui è stata troppo lunga e diventa più pesante ogni giorno, ma ci sto provando. Ho perso la possibilità di fare gli esami per il secondo semestre di fila e onestamente questa è una delle principali questioni che mi preoccupano costantemente…Spero di poter tornare alla mia università, agli amici, a casa il prima possibile”.

 


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13 dicembre, 2020

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