Roma – (b.b.) – Ad una manciata di giorni dalla vigilia di Natale, è ancora da definire la linea che adotterà il governo per tentare di arginare la terza, temutissima, ondata di contagi da Covi-19.
Due le ipotesi sul tavolo dell’esecutivo. Solo una quella che entro stasera otterrà il via libera del consiglio dei ministri.
Da una parte c’è il premier Giuseppe Conte che vorrebbe per le festività degli italiani una zona rossa “soft”: maggiori restrizioni per i festivi e prefestivi tra il 24 dicembre e il 3 gennaio e più libertà per gli altri giorni. Tradotto: stop alla circolazione anche nel proprio comune, chiusura di bar, ristoranti e negozi dal 24 al 27 dicembre e dal 31 dicembre al 3 gennaio. Mentre il 28, 29 e 30 dicembre, bar e ristoranti sarebbero aperti fino alle 18 e i negozi fino alle 21; all’interno della regione sarebbero consentiti gli spostamenti.
Dall’altra la linea più rigorista, caldeggiata dai ministri Roberto Speranza, Francesco Boccia e Dario Franceschini. Parole d’ordine, massima cautela e maggiori restrizioni in un’Italia che, secondo quanto da loro proposto, sarebbe “rossa” dal 24 dicembre al 6 gennaio. Quattordici giorni di stop totale per scongiurare un aumento dei contagi e quindi possibili pressioni sul sistema sanitario. “Natale è più rischioso di Ferragosto – ha spiegato il ministro degli Affari regionali a sindaci e governatori -. È opportuno chiudere il più possibile fino all’Epifania.” Quindi no alle feste, agli assembramenti,ai cenoni. “Dobbiamo tutelare soprattutto i più anziani” è l’appello di Boccia.
Si tratta ancora anche sulle deroghe al divieto di spostamento, in particolare per consentire ai nonni o comunque a congiunti non conviventi (non più di due) di unirsi ai familiari per il cenone. Incombe comunque il weekend del temuto esodo, con treni già sold out in particolare verso il Sud, prima del 21 dicembre, quando scatterà, così come previsto dal dpcm firmato lo scorso 3 dicembre, il divieto per gli spostamenti tra regioni.
Oggi il consiglio dei ministri.
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