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Viterbo - Lettere - Scrive Andrea Maria Felici

Centro storico nel degrado e nessuno vede niente…

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Il degrado al centro storico di Viterbo

Il centro storico nel degrado - La fontana senza acqua

Il degrado al centro storico di Viterbo

Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,

volevo portare una piccola testimonianza dello stato di degrado della parte di centro storico che conduce verso il quartiere medievale.

Attenzione non voglio lamentarmi del traffico delle auto, della sua chiusura e della non chiusura, della impossibilità di vivervi e camminare. Questo attiene alla politica. Alla politica per il centro storico, ossia all’ideazione e all’attuazione di un disegno per la sua valorizzazione.

Nessuno, senza peccare di crudeltà, può pretendere uno sforzo intellettuale così intenso per una classe politica tanto inetta.

Mi riferisco invece alla regola delle regole, che tutti, cittadini ed amministratori, dovrebbero rispettare.

La regola che si devono rispettare le regole. Che in Italia vuol dire parlare di rivoluzione.

Bene, tenendo in mente questo basilare precetto, propongo di fare una passeggiata ideale che va dalla piazza del Comune al quartiere medievale.

Prima regola formale: divieto permanente di sosta. Regola sostanziale: parcheggio permanente di ogni tipo di mezzo, compresi furgoni in uso ad esercizi commerciali, sia sul lato destro che, dopo palazzo Zellipazzaglia, sul lato sinistro. Il ridicolo si raggiunge quando sugli stessi cartelli di divieto permanente di sosta sono attaccati dal Comune fogli stampati per la festa o la sfilata del caso.

Cosa indicano? La sospensione del divieto di sosta? No, proprio il divieto di sosta. E’ un rafforzativo semantico. Il messaggio subliminale è il seguente: attenzione, questo cartello non vale generalmente niente, ma, dalle alle, si.

Proseguiamo e ammiriamo, insieme ai stupefatti turisti, il parcheggio in doppia fila permanente per tutta e davanti tutti e portoni e le chiese delle strade di “scorrimento”.

Ma non ci limitiamo solo alle auto, rischiamo di essere monotoni. Guardiamo le insegne degli esercizi commerciali. Qui le regole sono contenute nel regolamento comunale di “Disciplina speciale per l’ornato cittadino” che, pomposamente, si definisce lo “strumento per il rigoroso controllo sulla qualità architettonica e ambientale che il Comune di Viterbo intende esercitare sull’intera area del centro storico del capoluogo e delle frazioni. Il fine è quello di salvaguardare un patrimonio di valore inestimabile che la città possiede”.

Credo di averlo letto solo io e voi pazienti lettori che siete giunti fino a qui. Sicuramente nessuno del Comune.

Riporto solo questa frase “Le insegne esterne frontali dei negozi devono essere contenute nel filo interno degli stipiti, e, negli edifici anteriori al 1950, realizzate preferibilmente in legno verniciato, ferro o vetro, con scritte a lettere singole dipinte, di bronzo, ottone, marmo, pietra locale, eventualmente illuminate con luce indiretta, indicanti il nome della ditta o dell’attività. E’ vietato l’uso di insegne a bandiera”.

Con queste parole in mente, adesso alzate nuovamente gli occhi. Cosa vedete per le vie principali del quartiere medievale? Negozi e ristoranti con tabelloni luminosi, tende in alluminio anodizzato, fari alogeni, disegni multicolori, poster di pulcinella e scritte psichedeliche. Una passeggiata da cui Allen Ginsberg sarebbe uscito provato. Il tutto attaccato ovunque, rigorosamente fuori dal filo interno degli stipiti.

Un’ultima segnalazione. La povera, meravigliosa, piazza del Gesù. Un destino nefasto che potrebbe riassumersi: dalle auto ai tavolini. Qualcuno si è posto il problema della sua progressiva sparizione per inglobamento da parte dei dehors dei locali commerciali? Per vederla dovremo obbligatoriamente prendere un aperitivo od una pizza?

Ma non bisogna sempre criticare. Un miglioramento c’è. Finalmente non c’è più il problema dei cestini mancanti. Ci sono i bidoni della raccolta porta a porta dei ristoranti che, per non tenerli dentro come previsto, si sacrificano e li lasciano per strada.

Perché qui, a Viterbo, nessuno vede niente. Specialmente chi è pagato per vedere.

Andrea Maria Felici


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12 dicembre, 2012

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