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Montefiascone - Lo studente 27enne falisco ha anche inventato un macchinario grazie alle competenze acquisite all'università

Dall’ingegneria allo zafferano in era Covid, la scommessa di Leonardo Gatti

di Silvana Cortignani
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Montefiascone - Leonardo Gatti

Leonardo Gatti 


Montefiascone – Leonardo Gatti ha un omonimo che è già ingegnere e ha progettato casette antisismiche d’emergenza per i terremotati del centro Italia. Lui invece, 27enne di Montefiascone che porta lo stesso nome e cognome, a un passo dalla laurea in ingegneria meccanica all’università di Modena si è messo a coltivare zafferano. Ed è diventato un giovane imprenditore agricolo. 

Un modo alternativo per staccare dalla frenesia e dallo stress di studente universitario, in vista dell’ultimo sforzo per il completamento degli studi. Era il 2019. Poi è arrivato il 2020 col suo carico di pandemia. E adesso l’avventura del 27enne prosegue sfidando il Covid.

Leonardo Gatti, cosa ti ha spinto a coltivare zafferano?
“Volevo staccare, avevo bisogno di fare qualcosa di mio e di diverso. Così, siccome in famiglia avevamo dei piccoli appezzamenti di terreno nelle campagne di Montefiascone, ho pensato di destinare mille metri quadri allo zafferano per vedere se, essendo abbastanza nuovo nelle nostre zone, il prodotto poteva andare. Il primo a credere nel progetto è stato mio fratello, che ha 11 anni meno di me, ma fin da subito mi ha sostenuto e incoraggiato. Non a caso l’ho chiamato ‘Zafferanodoppiag’, dove la doppia ‘gi’ sta per Gatti e Gatti, io e mio fratello che ha condiviso questa avventura”.


Montefiascone - Leonardo Gatti

La coltivazione di zafferano nelle campagne del colle falisco


Le competenze acquisite studiando ingegneria ti sono state utili?
“Assolutamente sì. Ho pensato e realizzato un macchinario da attaccare al trattore per fare la ‘baulatura’ del terreno. Ne sono molto orgoglioso. E’ uno strumento molto utile, che io ho progettato e poi ho costruito con un amico che, avendo fatto per anni il fabbro, aveva l’esperienza necessaria per metterlo in pratica. Non ho ancora avviato le procedure per il brevetto, ma ci sto pensando”.

Il primo raccolto era pronto da vendere alla vigilia del lockdown…
“Vero. A settembre dell’anno scorso ho piantato i primi bulbi e a novembre, con l’aiuto dei miei familiari, ho fatto il primo raccolto. Si tratta di una ventina di giorni intensissimi, che si passano a raccogliere fiori di zafferano dalla mattina alla sera. Poi c’è la sfioritura e l’essiccazione, tutto da fare a mano e guardare a vista. Quindi una ditta ha proceduto al confezionamento dei barattoli, sono arrivati i primi ordini da parte dei ristoratori, ho partecipato a un evento slow food a Terni. Poi è scoppiata la pandemia, i ristoranti hanno chiuso e gli ordini sono venuti meno”.

Hai fatto in tempo anche a raccogliere qualche soddisfazione? 
“Una su tutte, di cui vado fiero. Ho fatto eseguire delle analisi di qualità sulla spezia ed è risultata di prima categoria, con tanto di certificazione Iso”.


Montefiascone - Leonardo Gatti

Il macchinario progettato da Leonardo Gatti 


Non ti è venuta voglia di mollare tutto a causa della pandemia?
“No, perché ho visto che con l’allentamento delle restrizioni il lavoro è ripreso subito. Così come, nonostante tutto, è andata bene a Natale. Molto meglio del previsto. E ho fatto bene, perché con la stagione buona che abbiamo avuto, il giusto mix di pioggia e sole in autunno, a fine ottobre i fiori erano già pronti da raccogliere”.

Cosa è cambiato dopo il Covid?
“Ho studiato un altro tipo di confezione, delle bustine per quattro porzioni, più economiche dei barattoli pensati per i ristoratori. Costano cinque euro, meno di una carbonara, e sono destinate alle famiglie. Poi stio sviluppando l’idea di promuovere il prodotto anche online, assieme a un amico con cui in passato avevo fatto un progetto per la facoltà di ingegneria. Per cui gli studi tornano utili ancora una volta”. 

Hai deciso se farai l’ingegnere o l’agricoltore? 
“Finirò col fare entrambi i lavori in uno. Quest’anno ho cominciato a interessarmi anche alle olive, abbiamo diversi alberi in un appezzamento di terreno da dove si vede il lago di Bolsena e credo che ne pianterò degli altri, per farne un bell’oliveto. Mi sto innamorando della vita in campagna”.

Silvana Cortignani


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29 dicembre, 2020

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