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Riceviamo e pubblichiamo – Partenza alle 7,10 del 14 dicembre da Civita Castellana. Arrivo alle 9,35 a Viterbo – Terminal Riello (forum dei pendolari).
Lo stesso tempo che impiegherebbe un maratoneta di buon livello per percorrere più o meno la stessa distanza con la sola differenza che non consuma carburante e non paga un biglietto per il pullman.
Mi spiego meglio. Ogni mattina da circa otto anni utilizzo i mezzi pubblici per raggiungere il posto di lavoro e con frequenza costante sono solito subire lo stesso disservizio. Per sovraffollamento il mezzo è costretto ad arrestare la corsa più o meno a metà tragitto. Il conducente spegne il mezzo, comunica telefonicamente la situazione al responsabile di turno, nell’attesa che venga dato il via al secondo mezzo a supporto per caricare coloro che non possono salire.
E nel frattempo? Il mezzo resta fermo, l’imbarcazione di un innocente Caronte incapace di traghettare le povere anime dannate dei pendolari della Tuscia verso le proprie mete, siano loro posto di lavoro che sede di studio.
Dal canto nostro avremmo meglio compreso e accettato se il motivo fosse riconducibile all’avaria del mezzo. Non digeriamo pur con tanti succhi gastrici nello stomaco uno stato dei fatti dovuto invece alla superficialità con cui viene gestito un servizio per il cittadino ovvero quella che sembra ai nostri occhi la mancata risposta da parte dell’azienda di trasporti a un problema che si verifica costantemente e penalizza coloro che preferiscono o devono far uso dei mezzi pubblici.
Mi spiego ancora meglio. Parlo di abitudine a sottostimare il problema, giustificato con naturalezza da chi con responsabilità è stato deputato a dare risposte al pubblico all’interno del terminal Riello con la frase: “E’ il regolamento!”
Regolamento? Regolamento di cosa? La regola a questo punto è procedere in modo da far tardare in maniera sistematica i pendolari, sostando obbligatoriamente oggi a Vallerano piuttosto che Vignanello? Obbligarli a giustificarsi con il datore di lavoro, usufruendo di permessi? Qualcuno ha mai parlato di rimborso del biglietto per un ritardo? A noi pendolari basterebbe la garanzia di arrivare puntuali al lavoro.
E poter ascoltare o leggere poche parole, ma significative, ovvero le scuse da parte di chi avrebbe dovuto effettuare una semplice analisi statistica dell’indice di fruibilità del servizio, monitorando le fasce con maggior affluenza. Non penso servano eccessive risorse umane ed economiche per registrare e mettere in fila quattro dati su un foglio excel (basterebbe anche un semplice A4 quadrettato strappato da un block notes) per avere un quadro dettagliato della situazione, dimostrazione della volontà di mettere rimedio a un problema che per qualcuno potrebbe sembrare enfatizzato.
Queste analisi sono state effettuate? E se sì dobbiamo prendere atto di questi risultati.
Mi permetto di suggerire che forse sarebbe già più gradito che fosse consentita la ripartenza del primo mezzo, in attesa che sopraggiunga il secondo di supporto.
E invece no. Tutti fermi. Guai a chi si muove se non arriva la cavalleria. In nome di un paventato regolamento, misterioso quanto l’avvistamento della pantera a Gallese, dell’uomo falena, di Nessy o dell’unicorno.
Consentitetici almeno lo sfogo mentre subiamo un disservizio che mi impegno a riprendere in video la prossima volta per testimoniare ciò che paradossalmente accade ai poveri pendolari non per colpa dell’autista (tengo a sottolinearlo).
E se l’intenzione dell’azienda arrestando la corsa è promuovere il motto “Mal comune, mezzo gaudio”, a Viterbo risponderebbero “Semo tutti d’un sentimento”.
Fiducioso in un positivo e costruttivo riscontro, mentre inizio ad allenarmi per compiere al meglio, correndo a piedi, la distanza di 42,195 chilometri, auguro a tutti un buon Natale.
Antonio Angeletti
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