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Viterbo - Marco Santoni, presidente dell’ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili, sul presidente del consiglio incaricato

“Draghi ci aiuterà ma sicuramente anche noi dovremmo dare un nostro contributo”

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Marco Santoni

Marco Santoni

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’incarico al prof. Draghi ci ha reso tutti più tranquilli e mi ha fatto pensare a quell’amico forte e saggio che tutti quelli come me avevano quando giocavano per strada nei primi anni settanta; quello che chiamavamo o minacciavamo di chiamare per rimettere le cose a posto quando qualcuno ci faceva delle angherie.

Chi come me si è laureato in economia alla Sapienza di Roma e ha frequentato negli anni ottanta il sesto piano in via del Castro Laurenziano è certamente orgoglioso di sentire nominare, evocare, idolatrare il Prof Mario Draghi perché, pur non avendolo mai visto personalmente, ha percepito la sua presenza perché di lui si sentiva parlare; era uno dei discepoli prediletti del Professor Caffè e Caffè era… Federico Caffè il maestro per ogni studente di economia. Ogni volta che penso a lui mi assale una struggente malinconia per non aver apprezzato in quei giorni di spensierata gioventù quella che era una vera fortuna ovvero poter ascoltare il professore parlare lì, nella nostra università, un onore ed un privilegio che purtroppo non torneranno più.

Draghi ci aiuterà ma sicuramente anche noi dovremo dare un nostro contributo e se lui sicuramente agirà sulle leve a sua disposizione con azioni macroeconomiche, noi nel nostro piccolo, nella micro economia del viterbese, dovremo sicuramente fare tesoro dell’esperienza “pandemica” maturata in questi lunghi mesi che sicuramente ha cambiato per sempre le nostre vite, anche se siamo stati fortunati e non abbiamo subito gli aspetti più drammatici e funesti del Covid 19.

Il primo spunto di riflessione è sulle imprese, sugli imprenditori, sugli autonomi in genere. Sicuramente nell’immaginario collettivo sono i protagonisti di una rinascita e riscuotono un rinnovato affetto.

Abbiamo apprezzato la loro forza nel resistere, abbiamo finalmente compreso le responsabilità, i rischi e le vulnerabilità con i quali si confrontano costantemente e che portano ogni mattina sulle spalle quando alzano la serranda del loro negozio o aprono il cancello della loro officina. Per anni additati da molti ben pensanti come causa del male del paese, produttori di nero, evasori seriali, oggi vengono necessariamente visti come il nostro punto di ripartenza perché senza impresa non c’è ricchezza, né lavoro né futuro. Non dimentichiamolo di nuovo.

Abbiamo anche riscoperto la loro presenza rassicurante andando la mattina nella pizzicheria sotto casa magari trascurata da anni perché preferita a più comode forme di distribuzione. Il profumo delle cose buone è tornato a corroborare quel senso di appartenenza alla comunità, quel sentirsi riconosciuti, coccolati e consigliati nell’acquisto di qualche specialità…. Anche questo, non dimentichiamolo.

Durante il lockdown ci saremmo tutti fatti una bella passeggiata per la via principale del nostro paese/città per comprare magari un vestito che non ci serviva solo per il gusto di averlo visto, toccato, provato ed infine acquistato e con la busta tra le mani avremmo assaporato il piacere di tornare a passeggiare. Ci siamo accorti che comprare su internet non è la stessa cosa, e che in fondo ha un senso per quelle cose che non troveremmo mai sotto casa.

L’acquisto di un bene è una cosa importante a prescindere dal suo costo, rappresenta un momento in cui gli aspetti psicologici economici e sociali si incontrano. L’acquisto di un bene interessa molti dei nostri sensi e non solo la vista, ricordiamolo.

Durante questo isolamento ci siamo riappropriati del senso delle distanze e se prima del lockdown un figlio in Inghilterra era solo a due ore da casa, ci siamo accorti che non è sempre così e che forse è responsabilità di ogni territorio offrire una opportunità eccellente ai suoi abitanti sotto il profilo lavorativo, universitario, sanitario; opportunità significa essere liberi di andare in Inghilterra a studiare ma anche di non farlo se non lo si desidera tanto più che nella società attuale con le tecnologie messe a disposizione, non appare neanche più tanto necessario muoversi. Anche questo è un altro importante insegnamento da non dimenticare.

L’ultimo spunto di riflessione riguarda il lavoro. L’unico vero tesoro che dobbiamo garantire a tutti. Il lavoro che rende chi lo possiede più fortunato dei fortunati. Pensiamo ai tassi di interesse negativi di oggi e probabilmente anche di domani, facciamo un semplice calcoletto e vediamo di quanta liquidità avremmo bisogno per poterci permettere, magari con una vincita, lo stesso reddito prodotto dal nostro lavoro. Da studente del prof. Caffè, inoltre, consiglierei al fortunato vincitore di lasciar stare poiché il “fai da te”, seguendo l’abbaglio dei facili guadagni speculativi in borsa “opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori…” citando non a caso le sue parole.

Chi ha un lavoro è sicuramente più ricco di un milionario nulla facente. Amiamo il nostro lavoro, dimostriamogli amore mettendocela tutta e magari anche un pizzico in più. Chiediamo allo Stato di creare occupazione perché la mancanza di lavoro è la sfortuna più grande che ricade sulle spalle dell’intera nazione.
Il Professor Draghi, se messo in condizione, farà sicuramente la sua parte ma ha bisogno di una squadra forte e motivata composta da almeno 60 milioni di Italiani.

Marco Santoni
Presidente dell’ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Viterbo


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11 febbraio, 2021

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