– Primarie Pd per il parlamento, a Viterbo sarà duello Fioroni – Mazzoli.
Entro il ventitré la presentazione delle candidature. Al momento diversi i possibili candidati, ma tra questi è certo di partecipare solo il parlamentare viterbese, avendo ottenuto la deroga e quindi non deve raccogliere come altri suoi colleghi le duecento firme necessarie.
Nel gruppo degli aspirante conferma d’esserci pure Alessandro Mazzoli. Che in queste ore, invece è alle prese con le necessarie sottoscrizioni (documenti: regolamento).
Dando al 90% e oltre le possibilità che Fioroni si candidi a Viterbo e non altrove, si prospetta un interessante confronto con l’ex presidente della provincia, in lizza insieme ad altri.
“Sarò il candidato alle primarie per il parlamento – spiega Alessandro Mazzoli – ho deciso di proporre la mia candidatura dopo l’importante risultato del 25 novembre e del due dicembre. Mi sento di poter dare il mio contributo”.
Una sfida non di poco conto, se si pensa che tra i pretendenti c’è l’ex ministro.
“Sarà una bella gara – osserva Mazzoli – lo spirito è quello costruttivo e unitario, seppure all’interno di una competizione”.
Nella Tuscia per il parlamento i candidati che prenderanno parte alla competizione saranno al massimo dieci, metà donne e metà uomini e con tutta probabilità si voterà il 30. Le primarie lo hanno convinto, ma di una sua possibile candidatura si parla o meglio, si vocifera da tempo.
“Non ho mai interrotto il mio impegno politico – continua Mazzoli – con fasi alterne. Dopo la presidenza della provincia il congresso e la segreteria regionale, quindi le dimissioni.
In questo lasso di tempo ho sempre mantenuto i rapporti con il territorio. Questa è un’opportunità per mettere a frutto anche il lavoro che ho svolto in questi due anni in provincia e all’interno del partito”.
La raccolta delle firme è tutt’altro che facile. Ne servono duecento da tre comuni diversi. Finora tra i candidati per il parlamento si parla pure di Luciano Dottarelli e Alessandro Angelelli. Ma potranno essere al massimo dieci.
Se dovessero presentarsi in più rispetto al numero previsto, i tre quinti della direzione provinciale deve dare l’ok all’ampliamento, viceversa deve tagliare le eccedenze.
Una seconda soluzione molto rischiosa.
Giuseppe Ferlicca
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