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Viterbo - Antonello Ricci lo chiede al sindaco Marini dopo l'intitolazione del cavalcavia

Un’epigrafe per Pietro Rossi garibaldino

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Antonello Ricci

Pubblichiamo la lettera aperta di Antonello Ricci al sindaco Giulio Marini – Giulio carissimo,

metto da parte i preamboli: la stima e l’amicizia sono di sempre, sincere entrambi.

Ma non è di queste cose che devo parlarti, oggi.

Ho letto della tua proposta di intitolare il cavalcavia Teverina-Poggino, inaugurato pochi giorni fa, all’eroe garibaldino Pietro Rossi, unico viterbese ufficialmente incluso nell’elenco-“santuario” dei Mille di Marsala.

Da un certo punto di vista me ne sono rallegrato: fui proprio io, qualche anno fa, su sollecitazione del caro amico Massimo Onofri a rispolverarne la biografia, tanto eroica quanto frammentata (per non dire “fantasmatica”: mille i fili sospesi, scarsissimi i dati d’archivio certi). E a trarne infine un racconto.

Da un altro punto di vista invece, esprimo cocente disappunto. Forse anche perché di questa splendida figura di italiano (tutta da riscoprire e di cui far innamorare i giovani), proprio per averla rispolverata io dall’oblio cui era stata condannata, mi sento in qualche modo “ostetrico”.

Esprimo disappunto, perché i morti non si disturbano nel loro giusto sonno. Risvegliarli invano è peccato capitale.

Un uomo non è che la sua storia, l’ardore di una sua fede, il coraggio di certe sue scelte e – magari – la fortuna propizia conseguita dalle sue gesta. Fortuna di tutti!

Un uomo non è che l’esempio saputo lasciare in dono per le future generazioni.

Ancora oggi, perché no.

Un uomo ridotto invece al proprio nome e cognome stampigliato su una targa toponomastica, a due date e un epiteto (tra l’altro, ormai, vietato dalla Comunità Europea…) è un uomo che rischia di morire una seconda volta. Non sarà mai più abbastanza vivo, se non ne raccontiamo anche la storia. Ma non sarà neanche di nuovo abbastanza morto da potersi riconsegnare in santa pace al nulla della polvere eterna.

Pietro Rossi non è un pezzo di una vecchia Machina (con tutta l’ammirazione per Nello Celestini) o una figurina dell’Album di Santa Rosa (con tutta la stima per l’encomiabile lavoro svolto da Massimo Mecarini & C.).

Pietro Rossi è un eroe nazionale.

Pietro Rossi è un pezzo delle fondamenta di questo Paese.

Lo dico perché, come ben sai, avevamo tentato di concerto, fino a qualche tempo fa, una strada diversa: no a una marmellata post-moderna in cui tutto è uguale a tutto così che niente rischia di valere più niente; sì invece a un ricordo pedagogico vivo e presente e sempre tornato a raccontare alla comunità. No all’intitolazione di una rotatoria da qualche parte laggiù, sì invece a un’epigrafe in centro.

Sai che di questa linea culturale si era fatta brillante interprete presso la tua amministrazione la volitiva e ardente Chiara Frontini (a quel tempo assessore in giunta) e che insieme – limando limando – eravamo quasi arrivati al lieto fine: l’intitolazione di una via in centro non poteva essere un vero ostacolo; quale migliore riconoscimento per l’eroe nazionale garibaldino viterbese Pietro Rossi di una epigrafe da affiancare – semplicemente affiancare – a quella che già intitola la novella (e bella e centralissima e visitatissima) piazza Unità d’Italia?

Ebbene, per questa linea, si erano fin qui battuti in molti.

Alfonso Prota, per esempio, che nel 2010 trasformò il mio raccontò in un bell’albo a fumetti che ha fatto conoscere il nostro eroe ben al di fuori dei confini della Tuscia. Davide Ghaleb editore, il santissimo, che quell’albo stampò e diffuse quanto poté. La Banda del Racconto tutta, Pietro Benedetti in testa, che per più di un anno portò ovunque in scena la malinconica e avventurosa vita di Rossi Pietro garibaldino.

Ma anche Silvio Ciapica, ufficiale della Forestale che da tanti anni nobilita il nome di Viterbo a Genova e in Liguria: dalla saturnina parabola di Pietro Rossi, Silvio, canzonettaro di razza, ha saputo cavare un inno rock che gira su youtube ch’è una bellezza.

E Martin Grice, da quarantanni il flauto dei Delirium: da un paio d’estati, a Caffeina, Martin delizia il pubblico della Yellow Mama Band anche col suo dolcissimo a-solo per quella canzone.

Devo proseguire? Proseguo. Il brusio editoriale e telematico di questa nostra ricerca artistica aveva infine snidato gl’introvabili pronipoti dell’eroe Pietro: la dolcissima Suor Graziella (pronipote laterale) e il signor Aldo (pronipote diretto). Aldo, in particolare, è colui che ha saputo “chiudere” il nostro lungo viaggio: ci ha raccontato infatti di quando, era bambino, in visita a casa di suo nonno Garibaldi Rossi, vedeva ogni volta appeso in corridoio quel gran diploma del bisnonno Pietro, era il diploma dei Mille di Marsala…

Ora, Giulio carissimo, come vedi, c’è una bella differenza tra le tue (sempre simpatiche) metafore e lo spessore e l’ostinazione di questo sapere condiviso, costruito giorno dopo giorno con pazienza e con rispetto.

Proprio per questo però, e proprio perché conosco la tua limpidezza morale, ti tendo la mano e ti propongo: lanciando l’idea dell’intitolazione della rotatoria a Pietro Rossi hai fatto 30 (cosa meritoria); fai ora 31 (cultura per davvero): fai che venga realizzata l’epigrafe e falla apporre accanto al cartello segnaletico in questione.

Avrai così contribuito anche tu a che tutti (viterbesi e non) possano ricordare una splendida storia, una storia esemplare, una storia italiana.

Pensando di fare cosa utile, metto a tua disposizione (e a disposizione di tutti i lettori di Tusciaweb) il testo inedito dell’epigrafe, redatto a quattro mani con il contributo di Chiara Frontini. Già pronto per entrare in lavorazione nella bottega di qualche valente scalpellino viterbese.

Antonello Ricci

 

A PIETRO ROSSI
EROE GARIBALDINO
VITERBO 14-09-1820  CASTEL GIORGIO 24-06-1876

ERA LA PRIMAVERA DEL ’60
QVANDO ALL’APPELLO
DI GARIBALDI
CORRESTI A QVARTO
SENZA ESITARE.

FOSTI COSÌ, VNICO VITERBESE
FRA I MILLE DI MARSALA,
I PADRI CORAGGIOSI
DI QVESTA NOSTRA ITALIA.

IL FVOCO APPASSIONATO
DEL TVO PATRIOTTISMO
LA TVA ONESTÀ
LA TVA PERSEVERANZA
AVREBBERO DOVVTO
I NOSTRI AVI
SEGNARE A ESEMPIO
DI ETERNA ATTVALITÀ
PER LE FVTVRE GIOVENTÙ.

NOI VITERBESI

TVTTI DIMENTICAMMO, INVECE.
A VOLTE PVÒ ACCADERE. MA
NON È MAI TROPPO TARDI:
COSÌ CON QVESTA PIETRA RIPARIAMO
OGGI

..-..-2012
L’AMMINISTRAZIONE COMVNALE
POSE


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22 dicembre, 2012

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