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Per una cultura del rispetto contro ogni forma di violenza - 8 marzo - Una riflessione del presidente dell'Ordine degli avvocati, Stefano Brenciaglia, nel giorno della festa della donna

“Violenza di genere, la legge ha fatto passi avanti ma la svolta arriverà dalla cultura”

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Stefano Brenciaglia

Stefano Brenciaglia

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quando mi è stato richiesto dall’associazione Donna Olimpia di scrivere una breve riflessione per la giornata dell’8 marzo, festa della donna, ho colto l’invito con estremo piacere, ritenendo che le iniziative assunte dalle associazione che promuovono, sul territorio, attraverso percorsi formativi ad ogni livello, partendo dalle scuole, la cultura della sicurezza, giustizia e legalità e, più in generale, la cultura del rispetto, nell’ottica più ampia della “tutela dei diritti” siano sicuramente meritevoli di attenzione, anche perché si tratta di temi certamente a cuore dell’avvocatura e dell’Istituzione che ho l’onore di rappresentare, l’Ordine degli avvocati di Viterbo.

Come ho più volte avuto modo di evidenziare, non in ultimo lo scorso mese di novembre in occasione della giornata mondiale contro la violenza di genere a Vasanello (quando è stata inaugurata “l’Isola del rispetto”, opera pubblica di arredo urbano in memoria della giovane Silvia Tabacchi, giovanissima ragazza del luogo, laureata in Lettere all’università della Tuscia, uccisa dal proprio ex compagno il 17 marzo 2017) la violenza sulle donne è e rimane in primis un problema culturale, che trasversalmente tocca tutti gli individui, a prescindere dalla loro estrazione sociale e dal  loro censo o dal grado di istruzione.

Oggi abbiamo una chiara cognizione del fenomeno, il che non è affatto scontato se pensiamo che “solo” quarant’anni fa veniva abolito nel nostro paese il cosiddetto delitto d’onore, frutto di una concezione etico-culturale della famiglia, improntata a criteri di diseguaglianza fra i coniugi e a rigidi schemi di tipo patriarcale, caratterizzati da un rapporto di coppia basato sulla supremazia dell’uomo, e in cui la famiglia rappresenta il primo luogo di organizzazione del potere maschile sulle donne e l’istituto per eccellenza dove si definisce la subordinazione femminile.

Fortuna, da allora, di acqua sotto i ponti ne è scorsa molta. E così con l’intervento legislativo del 1996 (legge numero 66 del 15 febbraio 1996) il reato di violenza sessuale è stato inserito tra i delitti contro la libertà individuale e non più come sino ad allora tra i delitti contro la moralità collettiva. Si è provveduto anche ad un’attualizzazione dei principi costituzionali di uguaglianza sostanziale tra i sessi (articolo 3); tra i coniugi (articolo 29); di parità nel lavoro (articolo 37), di affermazione del principio (con la modifica dell’articolo 51 con la legge costituzionale numero 1/2003) di pari opportunità nell’accesso agli uffici pubblici ed alle cariche elettive, introducendo altresì la potestà legislativa delle regioni (col novellato articolo 117) nel rimuovere ogni ostacolo alla parità tra donne e uomini.

Con l’intervento legislativo della legge 154/2001 avente ad oggetto “misure cautelari contro la violenza nelle relazioni familiari” si è introdotto l’importante strumento dell’allontanamento dalla casa familiare (articolo 282-bis codice procedura penale), la cui disciplina è stata poi integrata ed ampliata con successivi interventi (che hanno introdotto gli articoli 282-quater, 282-bis, comma 6 e 384-bis codice procedura penale), tutte misure tese a fornire forme di tutela anticipata delle donne e di ogni vittima di violenza domestica. Ricordiamo poi l’introduzione, con decreto legge 11/2009, dell’articolo 612 bis codice penale, rubricato “atti persecutori”, che ha reso lo stalking un reato a tutti gli effetti, che si configura ogni qual volta si assuma una condotta tale da ingenerare nella vittima un’alterazione delle abitudini di vita, un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o un fondato timore per l’incolumità propria, di un prossimo congiunto o di una persona alla quale il soggetto è legato da relazione affettiva.

Con il recepimento della Convenzione di Istanbul (2011), primo strumento internazionale giuridicamente vincolante ‘sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica’, si è affermato per la prima volta il riconoscimento della violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione. Proprio in attuazione della predetta convenzione è stata approvata la legge 119/2013, di conversione del decreto legge 93/2013, che contiene disposizioni volte a prevenire e reprimere la violenza domestica e di genere, intervenendo sul codice penale, introducendo un’aggravante comune (articolo 61, numero 11-quinquies) per i delitti contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale nonché per i maltrattamenti in famiglia, da applicare se i fatti sono commessi in danno o in presenza di minori; modificando il reato di atti persecutori (articolo 612-bis, cosiddetto stalking), con particolare riferimento al regime della querela di parte che diviene irrevocabile nei casi più gravi, prevedendo comunque che l’eventuale remissione possa avvenire soltanto in sede processuale; consentendo anche quando si indaga per stalking di disporre intercettazioni; estendendo la misura di prevenzione dell’ammonimento del questore anche per condotte di violenza domestica, sulla falsariga di quanto già previsto per il reato di stalking.

Rammentiamo poi le disposizioni dell’articolo 1, comma 220 della legge Bilancio 2018, che definiscono le modalità per la fruizione dei sussidi con riferimento all’assunzione a tempo indeterminato da parte delle cooperative sociali di donne vittime di violenza di genere e che vietano il licenziamento a seguito di una denuncia per molestia.

Infine ricordiamo la Legge 19 luglio 2019, n. 69 , conosciuta come Codice Rosso, che ha introdotto modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

La disciplina penale, sia sostanziale che processuale, della violenza domestica e di genere, ne esce rinnovata e modificata. E così vengono sanzionati: la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (articolo 387 bis cp); la costrizione o induzione al matrimonio (articolo 558 bis codice penale); il cosiddetto Revenge Porn, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (articolo 612 ter); la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (583 quinquies codice penale).

Tutto questo per dire che in questi 40 anni, grazie a un cambiamento culturale si è fatto molto, tanto che possiamo affermare che il nostro ordinamento è tra i più avanzati in tema di protezione delle donne vittime di violenza. Nonostante ciò, i dati dimostrano che quanto è stato fatto ancora non basta. Si pensi solo che nel periodo di confinamento determinato dal lockdown, secondo il report riferito ai primi otto mesi dell’anno del Servizio analisi criminale del dipartimento di Pubblica sicurezza del Viminale, i reati “spia” della violenza di genere (atti persecutori, maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenze sessuali) se sono diminuiti sia rispetto allo stesso periodo del 2019 (da 3319 a 2438 a marzo e da 3126 a 2524 ad aprile) sia rispetto a gennaio e febbraio, finito il lockdown, da maggio, hanno ripreso a salire.

Le donne sono la stragrande maggioranza delle vittime. Non c’è dubbio che il calo rilevato in lockdown sia dipeso dall’impossibilità di chiedere aiuto. La cosiddetta “tragedia della doppia prigione”.

Nei primi dieci mesi del 2020, secondo i dati Eures, sono stati commessi 91 femminicidi, una donna uccisa ogni tre giorni. Il dato più significativo poi è che la percentuale di donne uccise all’interno del nucleo famigliare che mediamente si aggira intorno al 71%.

Un dato che invece fa ben sperare, dal punto di vista della consapevolezza e dell’importanza di denunciare i propri molestatori, sia per quanto riguarda le violenze fisiche che i casi di stalking, è l’aumento del 53% dell’utilizzo del Telefono rosa, numero creato per permettere alle donne di denunciare i casi di violenza (1522).

Da quanto precede emerge, a mio avviso, una considerazione necessaria. Potremo anche avere il sistema di norme più rigoroso possibile, i migliori strumenti di prevenzione; le più efficienti strutture di supporto (case di accoglienza, centri di ascolto eccetera); una rete di professionisti (medici, psicologi, avvocati) estremamente preparati; soggetti pubblici (forze dell’ordine, magistrati, servizi sociali) altamente specializzati; un sistema di rete che ponga in stretto collegamento tutti i soggetti coinvolti dal fenomeno, ma fino a quando non assisteremo a un mutamento di mentalità, a un cambio di passo culturale, capace di vincere i piccoli stereotipi e i pregiudizi di cui siamo inconsapevolmente schiavi e quella “naturale” indifferenza ai problemi che non ci riguardano, sino ad allora non potremo considerare vinta la battaglia contro la violenza di genere.

In tal senso appare fondamentale una continua opera di sensibilizzazione che deve partire dalle istituzioni, in particolar modo dalle scuole, perché solo insegnando sin dai primi anni di vita dei nostri figli la cultura del rispetto, la cultura della legalità, solo allora potremo sperare di vedere la luce alla fine del tunnel.

Ecco perché credo fermamente nei progetti di educazionale alla legalità che ad esempio il nostro consiglio dell’Ordine degli avvocati sta portando avanti da vari anni nelle scuole della provincia, ottenendo un ottimo riscontro da parte degli studenti.

In questo contesto ben vengano quindi iniziative come il bando di concorso “A Silvia” ideato dall’associazione culturale Donna Olimpia con lo scopo di contrastare la violenza sulle donne attraverso la diffusione e la promozione di una cultura fondata sul rispetto e sull’educazione sentimentale, attraverso la poesia e il racconto.

In un mondo in cui, ahinoi, la comunicazione viaggia alla velocità di un tweet o di un “mi piace” sui social, in cui le informazioni si diffondono così celermente che non si ha il tempo neanche di elaborarne il contenuto e tutto rimane a un livello superficiale, trovo che per un giovane (ma non solo) prendere il tempo per soffermarsi a meditare, per concepire un pensiero per poi tradurlo in versi, sia un’operazione straordinaria che aiuta l’introspezione e così la migliore conoscenza di sé.

Far riscoprire ai ragazzi, anche attraverso la poesia, l’importanza della riflessione, costituisce un validissimo strumento per sensibilizzare ed educare al rispetto dell’altro ed in generale di tutto ciò che è diverso da noi.

Una grande attrice ed una grande donna, Monica Vitti, a proposito della poesia diceva: “La poesia è una grazia, una possibilità di staccarsi per un po’ dalla terra e sognare, volare, usare le parole come speranze, come occhi nuovi per reinventare quello che vediamo”. Questa bellissima frase fa riflettere sul valore della poesia. Ci fa comprendere come questa forma d’arte consenta di andare oltre la realtà, di osservare cose che comunemente non vengono considerate. Ci aiuta a scavare in fondo al nostro cuore lasciando un segno, che, forse, potrà modificare in meglio la nostra vita, acquisendo quella consapevolezza e quell’educazione sentimentale capace di generare quel rispetto e quella considerazione verso le donne e, più in generale, verso la vita, di cui ora più che mai abbiamo bisogno.

“Omnia vincit amor et nos cedamus amori” scriveva Virgilio nelle Bucoliche.  Mi auguro che questi versi, nella giornata dedicata alle donne, possano costituire fonte di ispirazione per tanti uomini.

Prendendo spunto dal verso virgiliano io però direi: “Omnia vincit cultura et nos cedamus culturae”. Se veramente vogliamo un mondo migliore, in cui vi sia una cultura del rispetto, dobbiamo “arrenderci” alla cultura dandole il giusto rilievo: solo così la piaga sociale della violenza di genere potrà, se non essere sconfitta, sicuramente essere fortemente ridotta.

Non mi resta a questo punto che inviare un augurio e un grazie particolare a tutte le donne che con il loro ruolo, la loro forza, la loro determinazione e la loro gentilezza rendono sicuramente il mondo migliore.

 

Stefano Brenciaglia
Presidente dell’ordine degli avvocati di Viterbo


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8 marzo, 2021

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