Viterbo – L’ha scritto Tusciaweb che il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, si è “incazzato” e quello di Fabrica di Roma, Mario Scarnati, è “incazzatissimo”. Bella lotta tra primi cittadini. In palio, la condivisione entusiasta dei loro amministrati.
Arena ordina con protocolli e bolli la riapertura della Cassia sud, ma un’utilitaria messa di traverso disubbidisce. Lui allora s’incazza e…chiama i vigili. Poi, tutto è bene quel che finisce bene. Tranne lo spettacolino da avanspettacolo. Ma tant’è! Quando l’Anas ha riaperto la trasversale, ci si è sbracciati in ringraziamenti, quasi che la prevenzione dell’ammaloramento del fondo stradale e l’obbligo di provvedere al ripristino di un servizio pubblico, cioè dovuto e tempestivo senza se e senza ma, non fossero compiti istituzionali dell’azienda delle strade e dei suoi dirigenti pagati con i soldi della gente. La quale ha potuto così incazzarsi prima, durante e dopo.
L’incazzatura al superlativo del sindaco di Fabrica – e non è la prima – merita menzione e riconoscimento anche a futura memoria, perché la gente incazzata non può dar torto alle sue proteste sulla gestione della pandemia la quale, visti i cambiamenti di questi giorni nei palazzi romani, ha fatto incazzare pure il parlamento (tutto) e il capo dello stato ha, in pratica, commissariato quelli di prima.
Dovunque ti giri, dunque, c’è aria di incazzatura. In alto e in basso, a destra, a manca e pure al centro. Chi lo dice a parole sue, per esempio Nicola Zingaretti che si “vergogna” del suo partito e chi, sempre tra quelli che comandano, resta nel linguaggio suo proprio e che gli ha portato voti: così il Grillo, “incazzato” anche col delfino Luigi Di Maio “per l’incapacità di cogliere il bello intrinseco nel poter cambiare le cose”. Naturalmente, Grillo l’Elevato, non l’omonimo Marchese convinto che “io so io e voi nun siete un c…”. Per un nobile papalino, infatti, incazzarsi non era privilegio concedibile a tutti.
Altri tempi e, con la democrazia, anche l’arte di chiamare papale papale l’irritazione si è inflazionata, cosicchè, per avere una buona incazzatura, oggi bisogna metterne insieme molti di motivi, che, comunque, non mancano. A cominciare dalla reazione ai cosiddetti politici che come accertato da Zingaretti pensano tanto ai privilegi propri e meno alle disgrazie della gente, la quale vede e teme ( almeno quella che sa essere consapevole e s’incazza con gli altri) i numeri e le varianti del contagio in agguato; a quelli che cambiano idea sull’Europa, sull’America, la Russia, la Cina – insomma su tutto – in un battibaleno; alla signora Boldrini impegnata nella rivolta lessicale contro il vocabolario della Treccani per pareggiare desinenze femminili e maschili; a chi ha lasciato procurare mascherine e altre protezioni anticovid con mediazioni da piazza di paese; a quelli che, risparmiando sui vaccini, erano forse convinti che l’austerità potesse stendere anche il virus. Come fu per la Grecia e per tanta gente, alla quale ovviamente non resta che incazzarsi.
Mal comune, mezzo gaudio e ad ogni giorno la sua incazzatura.
Renzo Trappolini
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