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Viterbo - Il comitato "Non ce la beviamo" attacca la Talete

“Nominare l’ennesimo manager privato è un gioco che non incanta più nessuno”

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Gli uffici della Talete in viale Romiti

Gli uffici della Talete in viale Romiti

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – E’ noto che nel caso di società come quella di Talete, i manager  vengono  nominati  principalmente per camuffare le responsabilità  politiche, ma ora nella Tuscia la situazione è divenuta  insostenibile ed   è tempo di scoprire le carte.

Il presidente dell’Ato e i sindaci chiariscano quale strada intendono  intraprendere in questa vicenda.

Nominare l’ennesimo manager privato per scrollarsi le proprie responsabilità è un gioco che non incanta più nessuno.

Abbiamo già sperimentato cosa significhi avere un Dirigente di Acea al vertice della società  ed è stato dimostrato che la situazione non è migliorata anzi siamo al default.

Agire in continuità con quanto già fatto in precedenza, significa  non risolvere il problema ma solo sostenere  il processo di privatizzazione perseguito ormai da tutte le forze politiche a favore degli interessi delle multinazionali e delle banche che,  attraverso la gestione dell’acqua,  trarrebbero profitto a discapito  di cittadini, lavoratori e ambiente.

Anche un possibile commissariamento della Società non porterebbe ad un risultato diverso.

Il processo di privatizzazione sta, peraltro,  subendo una accelerazione con  una  misura  oggi in discussione dalla giunta regionale, ci riferiamo all’Ato unico regionale.

La regione disconosce persino le proprie leggi (legge R. le 5/2014 ) pur di sostenere gli interessi privati.

Nel frattempo la Talete continua a vessare gli utenti con conguagli, bollettazione esose e di difficile lettura in un contesto di crisi pandemica che ha ridotto redditi e lavoro.

La proposta di questo comitato, che sarebbe la più naturale ed efficace continua ad essere elusa.

I nostri politici locali dovrebbero rispondere sul perché non sia stato finanziato dalla Regione l’intervento della fiscalità generale considerato che la nostra provincia spende oltre 9.000.000 milioni all’anno di spese per  danni provocati da inquinamento ambientale.

Perché si preferisce caricare i cittadini di questi oneri che, invece, dovrebbero essere finanziati dai previsti capitoli di spesa?

Chiediamo al presidente e ai sindaci dell’Ato un incontro urgente per sottoporre loro le criticità che si registrano e per prevenire azioni di protesta che certamente troveranno il sostegno di questo comitato.

Comitato “Non ce la beviamo”


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9 marzo, 2021

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