Roma – Bancarotta fraudolenta, arrestata famiglia che gestisce alberghi e ristoranti di Roma.
Militari del comando provinciale della guardia di finanza di Roma hanno eseguito l’ordinanza con la quale il gip, su richiesta della procura della Repubblica capitolina, ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti del patron di un noto gruppo imprenditoriale che gestisce alberghi, ristoranti e attività turistiche di 81 anni e di sua moglie (79). In carcere, invece, sono finiti il figlio 51enne e il loro consulente fiscale (classe 1958).
Tutti sono indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.
E’ quanto si legge in una nota della guardia di finanza che aggiunge: “L’autorità giudiziaria ha disposto la misura interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per la durata di 12 mesi nei confronti di sette “prestanome” posti fittiziamente al vertice di alcune imprese per dissimularne la riconducibilità agli arrestati, oltre al sequestro preventivo di somme, beni immobili e mobili per oltre 3,5 milioni di euro”.
Il provvedimento trae origine dalle indagini delegate al nucleo di polizia economico-finanziaria a seguito della dichiarazione di fallimento di due società del gruppo.
“Gli accertamenti – scrivono i finanzieri – avrebbero consentito di acclarare come il sodalizio composto dai membri della famiglia di imprenditori, avvalendosi della partecipazione attiva del consulente, che collaborava per suggerire e attuare gli “aggiustamenti contabili” ritenuti necessari, avrebbero posto in essere numerose operazioni volte al depauperamento delle società in difficoltà, a favore di altre neo-costituite per poter continuare, prive dei debiti accumulati nei confronti dei lavoratori, dei fornitori e dell’erario, nella gestione delle strutture ricettive e degli esercizi di ristorazione a Roma e in provincia di Bologna”.
Nel corso delle investigazioni sarebbero stati ricostruiti pagamenti disposti dai conti di una delle due società fallite a favore di altre imprese riconducibili allo stesso dominus, in assenza di alcuna giustificazione economica, per quasi 3 milioni di euro.
I coniugi, inoltre, non avrebbero effettuato “il versamento della tassa di soggiorno per oltre 500mila euro al Comune di Roma”, fatto per cui sono indagati anche per peculato.
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