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Montalto di Castro - Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci: "Sono le sepolture più antiche venute alla luce da scavi regolari"

Scoperta tomba di famiglia di tremila anni fa – Recuperate le urne cinerarie di padre, madre e bambino

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Montalto di Castro – Sotto la terra, la meraviglia. Tracce di un passato antichissimo riemergono dal parco archeologico di Vulci. 

L’ultima scoperta è di immenso valore. Nella necropoli di Poggetto Mengarelli, all’ingresso del parco, sono state trovate tre tombe risalenti agli inizi del IX secolo avanti Cristo. Quasi tremila anni fa. 

“Sono le più antiche trovate nell’ambito di uno scavo regolare – spiega Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci -. Altre sono state purtroppo violate dai tombaroli oppure ritrovate nell’ambito di altre situazioni, in passato, che non erano scavi sistematici come quello che stiamo portando avanti da anni a Vulci”. 


Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci

Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci


La necropoli di Poggetto Mengarelli, in particolare, è oggetto di studi dal 2016, quando è partita la campagna di scavi archeologici. Quelle riemerse la settimana scorsa sono le ultime di circa 150 sepolture rinvenute in quest’area del parco, tra le quali anche la tomba dello scarabeo dorato

“Si tratta di tre tombe a pozzetto con le urne cinerarie – afferma Casi -. Sono chiamate così perché sono dei veri e propri pozzetti circolari scavati nella roccia. Il rito funzionava così: dopo aver allestito una pira funeraria per bruciare i resti del defunto, nell’urna veniva messa una parte delle ceneri, con eventuali oggetti di corredo, per poi collocarla nel pozzetto con un coperchio. Una volta sistemata, fuori dall’urna e dentro il pozzetto, veniva messa l’altra parte delle ossa combuste insieme alle ceneri del fuoco. Noi abbiamo trovato le tre tombe in questo modo, esattamente come sono state deposte tremila anni fa”. 


Montalto di Castro - Le tre tombe trovate a Vulci

Montalto di Castro – Le urne cinerarie


Secondo gli studiosi, si tratta di una sepoltura familiare. “Le tre urne appartengono probabilmente a una famiglia – aggiunge il direttore scientifico della Fondazione Vulci -. La più grande è maschile, le ceneri all’interno sono state analizzate da antropologi e risultano essere di un individuo di sesso maschile. Quella un po’ più piccola era di una donna e, infine, la più piccola in assoluto è di un bambino di età compresa tra i 9 e gli 11 anni”. 

Gli inizi del IX secolo avanti Cristo corrispondono al periodo villanoviano, quello della fondazione di Vulci.

“Li chiamano ‘genitori degli Etruschi’ – continua Casi -. In questo periodo la città di Vulci ha raggiunto la sua massima estensione, pari a 125 ettari. Altre tombe villanoviane le abbiamo trovate nell’ambito di una campagna di scavo, insieme con l’università di Napoli, ma sono un po’ più recenti, tra la fine del IX e l’inizio dell’VIII secolo avanti Cristo. Nel periodo villanoviano i ceti sociali non erano estremamente differenziati: c’era una certa uniformità. Però presumiamo che la famiglia di cui abbiamo trovato le tombe e le urne fosse di condizione sociale abbastanza modesta, perché non abbiamo trovato degli oggetti di corredo”. 


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15 marzo, 2021

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