Viterbo – “Se son d’umore nero, allora scrivo frugando dentro le nostre miserie”. L’ho imparato da Francesco Guccini e così, come faceva Lucio Dalla, mi rilasso un po’.
In questo secondo anno di perdurante disgrazia e nel primo giorno di una settimana di passione anticipata causa lockdown, vado su Tusciaweb e trovo il richiamo del professor Mattioli all’obbligo di consenso informato dovuto da chi prenota il vaccino, il quale (prendere o lasciare) è AstraZeneca. In sostanza, dichiarare di volerlo nonostante esso “potrebbe non proteggere completamente”.
Allora, mi pento di non aver ubbidito alla prescrizione di prudenza almeno momentanea whatsappatami da mia figlia medico e con l’amico Mattioli mi giustifico ricorrendo all’argomento di autorità: come non aver fiducia nelle istituzioni, Ema, Governo, Aifa che ci garantiscono? Anch’io ho quindi cliccato e mi è toccato il giorno dopo il lunedì dell’Angelo. Il cherubino che mi appare nel pomeriggio con il ricordo della nonna la quale, a fronte di un imprevisto, sentenziava “è passato l’angelo e ha detto àmmmene”. Infatti, alle quattro e dieci i tedeschi, i cugini francesi ed alla fine, in una dolorosa catena di sant’Antonio, l’autority italiana danno il contrordine compagni: la somministrazione di AstraZeneca va sospesa.
Poi, siccome le cattive notizie non vengono mai sole, da un giornale apprendo di un’indagine giudiziaria su concorsi a docente universitario che riguarderebbe anche il medico personale che il papa si è scelto meno di un mese fa, il 24 febbraio, e mi dispiace per l’argentino Francesco.
In Sudamerica non so, ma da noi ci vogliono una ventina d’anni ed un intricato labirinto di burocrazie e baroni per diventare professori, quando una commissione esamina l’ormai spesso attempato aspirante soppesandone i titoli (e qui può essere il busillis). Ne scrive Dagospia, raccontando come invece Enrico Letta, subito dopo aver “serenamente” quasi scagliato un campanello addosso a Matteo Renzi, divenne docente a Parigi, senza concorsi, ma per chiamata e meriti: “Per il Professor Letta, un primo serio impegno ( come nuovo capo PD) ci sarebbe. Farla finita con i cursus honorum costruiti fittiziamente dai baroni universitari”.
Questo sì che, specie ora, sarebbe un contrordine compagni coi fiocchi, tale da meritare quel dannunziano aggettivo “coraggioso” dedicato al nuovo segretario dai viterbesi del Pd, partito di cui Zingaretti si vergogna, Letta dichiara che ce ne serve “uno nuovo” e Sposetti, con l’abituale onesta schiettezza, considera “sotto le macerie”.
Infatti, Dio sa – e anche noi colpiti da AstraZeneca – di quanti professori veri e politici competenti ci sarebbe bisogno. Non per altro, ma solo per fidarci un po’.
Renzo Trappolini
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