![]() Uno dei cani morti |
![]() Due dei meticci ritrovati |
![]() Uno dei cani morti |
– Erano approdati a fine estate, così è emerso da una prima ricostruzione sommaria, dopo essere stati per molto tempo tra Vallerano e Canepina nella strada che si interna attraverso la variante, nella zona nord dietro il paese, scendendo per un sentiero impervio tra grotte che forse erano il loro rifugio.
Si tratta di meticci di border-collie, due bianchi e neri e uno bianco e rosso. Erano tranquilli, un po’ spaventati e non si avvicinavano volentieri mostrando una certa diffidenza degli estranei.
Il bianco rosso senz’altro più vecchio, aveva una cataratta in un occhio, si muoveva molto lentamente, non erano per nulla denutriti come se qualcuno continuasse a nutrirli. Per mesi ho cercato di debellare le pulci che raccoglievano giornalmente in una grotta in cui si rifugiavano, essendo fresca per la calura estiva, e ora finalmente erano puliti.
Ero riuscito a stabilire un certo rapporto, al suono del mio clacson al mattino accorrevano e si lasciavano accarezzare un poco, mettergli un collare era tuttavia impossibile, per poi scomparire per tutto il giorno. Non avevano nessun microchip e forse il più giovane aveva cinque anni, l’altro sette e il più vecchio dieci.
Facevano parte oramai di quel luogo, tuttavia appena un po’ rassicurati pensavo di trovare loro un adozione cosa che qualche volta mi riesce con cani adulti tranquilli anche se non facile. Vivevano poco lontano dal ponte lungo il fosso salendo lungo una scarpata dove esistono degli insediamenti rupestri, grotte che possono fungere da riparo sia per la pioggia che per il caldo freddo.
Non mi stancherò mai di dire che erano dei cani tranquilli, abituati a convivere con il più feroce tra gli animali, l’uomo. Per questa ragione non so cosa abbia spinto qualcuno ad avvelenarli, si è salvato il cane più anziano che per giorni ha dormito accanto al compagno morto dopo tre giorni per secondo.
Il primo l’ho trovato gelido già rigido, sabato 29 al mattino e ho pensato a un infarto per il freddo. Quando il lunedì mi sono imbattuto nel secondo nella stessa condizione, poco lontano non ho pensato più a un malessere, ma che ci fosse la mano dell’uomo. Nonostante che avvelenare un animale è un reato ai sensi dell’art. 544-bis del codice penale, cioè uccisione di animali.
Inoltre l’art. 146 T.U. leggi sanitarie proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni con tanto di e ammenda, sempre che se si riescano a individuare queste persone, disturbate psichicamente, poiché la crudeltà è annoverata tra i sintomi di un disturbo psichiatrico, che per omertà di molti continuano a spargere bocconi avvelenati indisturbati.
Massimo Fornicoli
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