Viterbo – “L’olio extravergine d’oliva valutato peggio rispetto a quello industriale”. Un esempio delle distorsioni che si avrebbero con il sistema di etichettatura Nutri Score. Fratelli d’Italia è da sempre contraria e stamani lo ha ribadito anche Pietro Narduzzi, responsabile provinciale agricoltura del partito.
L’incontro con altri esponenti del settore e Luca De Carlo senatore FdI e responsabile nazionale dipartimento agricoltura per lanciare la battaglia in Italia.
Un sistema di etichettatura che parte dalla Francia, trova d’accordo altri paesi come la Germania, ma che avrebbe conseguenze, pure gravi, secondo gli esponenti FdI, sui prodotti italiani. Perché si basa su una data quantità di prodotto, ad esempio e non sulla singola porzione.
“Ma 100 ml di olio – fa notare Narduzzi – sono più grassi della stessa quantità di una bibita dietetica”. Cambia però la quantità consumata, che non è considerata, ecco perché una delle proposte FdI è che si passi alla porzione nel valutare il prodotto.
Tanto per mantenere l’esempio dell’olio: “Così facendo – spiega Luca De Carlo – un olio realizzato in laboratorio otterrebbe semaforo verde”. In danno magari di un altro, extravergine magari e prodotto in Italia. “Perché è un sistema – insiste De Carlo – per danneggiare i prodotti italiani. Basti pensare a quanto vale l’italian sounding nel cibo”. Il famoso “parmesan…
“Con una porzione di cento millilitri non dai di quell’alimento un disegno chiaro. Nella pasta ne usi poche gocce. Noi vogliamo salvaguardare la tradizione ma innovando. Come sta facendo, qui a Viterbo, l’Università della Tuscia”.
Città dei Papi, dove l’iniziativa di Fratelli d’Italia prende avvio. “Da Viterbo – continua il senatore FdI – parte la nostra battaglia contro il Nutri Score e mi fa piacere che inizi da qui. Perché ci vogliono penalizzare e adesso alcuni paesi come la Spagna se ne stanno accorgendo. Alcuni consorzi si stanno ribellando”.
Occorre che l’Italia faccia sistema: “È una battaglia identitaria – sottolinea Mauro Rotelli, deputato FdI – il paese deve fare sistema”. E la Tuscia deve essere in prima fila, visto che l’agricoltura, come rimarcato da Massimo Giampieri, è un settore di primaria importanza.
“Diciamo no al Nutri Score – spiega Pietro Narduzzi – perché è un sistema approssimativo, valuta singoli alimenti ma non l’alimentazione nel suo complesso”. Vino, formaggi, salumi, tanti prodotti del territorio risentirebbero di una etichettatura che disorienterebbe il consumatore.
“La semplificazione che è alla base del sistema – spiega Roberto Bedini, responsabile regionale FdI agricoltura – potrebbe agevolare l’utente finale. Semaforo e lettera, vedendoli arriva un’info immediata, ma la base scientifica è carente e l’algoritmo errato. L’intuizione è buona, ma la conclusione è errata, deleteria”.
Giuseppe Ferlicca
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