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Montalto di Castro – Novanta giorni di tempo per demolire gli edifici della ex centrale nucleare di Montalto di Castro. Impianto mai entrato in funzione e neppure completato.
Adesso l’amministrazione comunale con un’ordinanza impone all’Enel d’abbattere tutta quella parte che non è stata negli anni oggetto di riconversione e rimasta nell’abbandono.
“Alla proprietà individuata nella società Enel Produzione ordina – si legge nel provvedimento – di provvedere a sua cura e spese alla riduzione in pristino dei luoghi, mediante la demolizione e gli interventi di ripristino delle opere entro novanta giorni dalla notifica del presente provvedimento”.
Nell’ordinanza si chiede il ripristino dei luoghi e se scaduto il termine, la struttura dovesse trovarsi ancora al suo posto: “Le opere – riporta l’ordinanza comunale del 27 maggio – saranno rimosse o demolite a cura del comune”. A spese dell’Enel.
“Nel territorio di Montalto di Castro – riporta il documento – insiste il relitto, denominato “Centrale ex nucleare Alto Lazio”, per una superficie di circa 57.480 metri quadrati e di estensione territoriale complessiva pari a 139mila metri quadrati, con altezza di circa 50 metri e consistenza volumetrica visiva pari a circa 970mila metri cubi e 557mila stimati interni”.
La storia della centrale è nota. “Dopo cinque anni dall’inizio dei lavori – come ripercorre l’ordinanza – a seguito dell’allarme sociale sugli effetti delle fughe radioattive seguite al disastro del 26 aprile 1986 presso la centrale nucleare Lenin (Chernobyl) e del referendum dell’8 e 9 novembre 1987 per l’abrogazione delle norme per le costruzioni di nuove centrali nucleari, il governo ha disposto l’interruzione dei lavori di costruzione delle centrali nucleari”.
Al contempo, è stata autorizzata la riconversione in parte, della centrale nucleare in centrale termoelettrica.
“A causa della disposta interruzione, i lavori di costruzione della centrale non sono stati mai ultimati e la centrale nucleare non è mai entrata in esercizio.
La parte denominata “A. Volta” è stato oggetto di riconvenzione e parte, denominata ex centrale nucleare è stata abbandonata e se stessa”.
L’amministrazione comunale sottolinea come le opere avviate e non ultimate e che non sono state oggetto di riconversione non risultano sanabili e sussistono esigenze di tutela di natura ambientale e paesaggistica: “oltre che preminenti ragioni di legalità e di interesse pubblico, che richiedono un intervento urbanistico volto a preservare i valori ambientali dell’area considerata, su cui insistono le opere edilizie della centrale ex nucleare Alto Lazio”.
Visto il fine per cui erano state progettate, ovvero l’impianto nucleare: “risultano prive di ogni utilità industriale o civile e non suscettibili di interventi di recupero o riqualificazione urbanistica”. Non resta che abbatterle.
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