![]() <p>Luciano Dottarelli</p> |
Riceviamo e pubblichiamo – Sono candidato al Senato nella lista del Partito Democratico per la circoscrizione del Lazio, in una posizione più che ardua ai fini dell’eleggibilità.
E’ lo sviluppo coerente dell’impegno che ho voluto assumermi con la partecipazione alle primarie.
Benché i tempi ristretti e le modalità di svolgimento non abbiano consentito il pieno dispiegamento delle potenzialità di quel metodo di selezione delle candidature, credo si debba in ogni caso riconoscere la bontà dell’intenzione che ha ispirato la proposta delle primarie e ringraziare Pierluigi Bersani per il tentativo di attenuare in qualche modo la vergogna del porcellum.
Una legge elettorale che si è meritata pienamente il nome evocato da un giudizio espresso fuori dai denti dal suo stesso ideatore (“una porcata”).
Una legge che, azzerando i margini di contendibilità dei ruoli elettivi, consegna la decisione interamente nelle mani delle segreterie dei partiti che compongono le liste, stabilendo un ordine prefissato di eleggibilità e sottraendo nella sostanza ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
Gli elettori – speriamo per l’ultima volta – sono posti di fronte ad una scelta globale e perfino drastica, una sorta di “prendere o lasciare”, nella quale non trovano spazio adeguato le valutazioni legate all’affidabilità personale dei singoli candidati.
Chi partecipa a questa “competizione” come candidato in posizione lontana dalla testa di lista deve saper trovare per il proprio impegno motivazioni ancor più profonde e di più lunga durata che non la prospettiva legata alla possibilità di elezione.
Per quanto mi riguarda partecipo a queste elezioni con l’intenzione di continuare a dar voce ad un’idea della politica come partecipazione libera e responsabile, nella convinzione che l’apporto di ognuno possa contribuire a rendere più ricco e plurale il profilo identitario del Partito democratico nel suo complesso.
Oltre che a rafforzare uno stile di praticare la politica, mi sento impegnato a sottolineare alcuni contenuti specifici: l’urgenza drammatica di una ripresa dell’economia e del lavoro, la salvaguardia della concreta possibilità di fare impresa, la sostenibilità sociale ed ambientale delle scelte economiche e degli stili di vita, la costruzione di un sistema di sicurezza sociale più giusto e più vicino sia ai bisogni che ai diritti di libertà delle persone, nel contesto di una concezione universalistica e laica del ruolo dello Stato.
Nello specifico della nostra provincia, che vede aggravarsi le sue condizioni di storica marginalità fino ad escludere da una prospettiva di lavoro e di futuro intere generazioni di giovani, questi temi vanno declinati facendo leva sui veri punti di forza di questa terra: il patrimonio archeologico, paesaggistico e termale, l’Università e la rete dei servizi culturali diffusi, il complesso delle piccole e medie imprese, l’agricoltura e una straordinaria vocazione turistica che non riesce ancora a trovare il necessario sostegno in un’identità forte e riconoscibile della Tuscia.
Su questi temi il mio impegno continuerà anche dopo il 25 febbraio, quando – come ci auguriamo tutti – l’Italia e la regione Lazio avranno finalmente voltato pagina e il centrosinistra avrà ricevuto dagli elettori il compito di ricostruire le basi etiche della convivenza sociale e le condizioni concrete per una ripresa dell’economia e del lavoro.
Luciano Dottarelli
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