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Lettere - Viterbo - Scrive Dikaios Filokalos: "Ci hanno tutti chiesto molto e dato poco"

“Sviluppo della Tuscia, colpa della classe politica regionale che è romanocentrica”

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Viterbo - Centro storico

Viterbo – Centro storico

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ci sono temi – e problemi – che a un certo punto diventano dominanti e se non sono stati gestiti adeguatamente fin dall’inizio rischiano di presentare il conto tutto in una volta.

Mi riferisco a due questioni che hanno peraltro molti punti in comune.

Il primo riguarda lo sviluppo economico della Tuscia. Che non è industriale, bensì turistico-culturale.

Uno sviluppo quindi legato non solo alle sue risorse – alcune come il paesaggio e la natura ce le ha concesse il Creatore, altre ce le hanno lasciate in eredità i nostri antenati, vicini e lontani – ma allo sfruttamento di tali risorse e per conseguenza alla qualificazione di un sistema infrastrutturale di servizio.

Sullo sfruttamento delle risorse, direi che si potrebbe fare meglio per quel che riguarda l’accesso e la manutenzione delle aree archeologiche interne (mentre Tarquinia e Vulci funzionano benissimo…) e del patrimonio storico artistico e paesaggistico medievale e rinascimentale (per esempio San Pellegrino a Viterbo e Villa Lante non offrono uno spettacolo molto decoroso…).

Siamo tutti contenti perché l’edificio ex Ospedale degli Infermi diventerà un polo culturale: ma siamo sicuri che non poteva ospitare una struttura turistica più attraente, in grado di attivare un indotto più efficace (magari una spa termale a cinque stelle…) piuttosto che un archivio, qualche sede istituzionale e qualche ennesima sala mostre? Comunque, meglio così che abbandonato…

Ma il discorso può valere anche per la risorsa termale, che meriterebbe un “sistema” più organico. Terme Inps? Ormai una sorta di litanìa. Parco termale? Sì, ma come ci si divide l’acqua? E come tollerare un hotel con le sue pertinenze che svetta in una zona archeologica (mai valorizzata, né valorizzabile)? Certo, se uno pensa di affiancare agli edifici termali un nugolo di villette e condomini… così, la Soprintendenza – sbarcata a Viterbo dopo oltre cinquant’anni di richieste (se ne parlava già all’inizio degli anni ’70…) – rischia di addossarsi la responsabilità di non far collimare la difesa con lo sviluppo del territorio…

Sul piano infrastrutturale, la Tuscia non brilla per accessibilità. Vero: alcuni amici francesi sono venuti a Viterbo in macchina e hanno preso le quattro corsie a Parigi, abbandonandole solo a Viterbo Nord. Ma il romano se sceglie la Cassia perde le quattro corsie a Monterosi e non le trova più, mentre il senese non le trova proprio mai.

La trasversale Civitavecchia-Viterbo-Orte non è stata ancora completata: tra proposte di tracciato di tutti i colori, certo è che a qualcuno probabilmente non serve, anzi se ne sente danneggiato…

Sulle linee ferrate, stendiamo un velo pietoso per il tratto Roma-Viterbo. Qualcuno grida al miracolo per la fermata del Frecciarossa a Orte, ma non si è accorto che gli orari sembrano servire solo ai viterbesi per fare un po’ di shopping a via Montenapoleone. Peraltro, sembrano più contenti gli umbri che noi, forse perché a Orte ci arrivano con gli intercity della Ancona-Roma e non con quella mezza “littorina” che passa da Montefiascone su binario unico… E poi, un turista “ferroviario” che sbarca a Orte alle dieci e mezza di sera non ce lo vedo proprio. Anche perché poi come arriva a Viterbo?

Stiamo ancora discutendo se e come attivare un navetta veloce…

L’impotenza infrastrutturale della Tuscia ha decretato anche il declino del progetto del famoso aeroporto: i viaggiatori che fossero sbarcati a Viterbo come avrebbero raggiunto Roma? Prendendo un bus del Cotral? Salendo su un treno dei pendolari? Affittando una macchina e affrontando le tortuosità della Cassia? L’attuale struttura ferroviaria della Tuscia non consente treni direttissimi e veloci che possano portare passeggeri in mezz’ora alla Capitale. Ecco perché adesso di aeroporto si parla a Latina o a Frosinone, molto più privilegiate di Viterbo.

Di chi la responsabilità di tutto ciò? Un po’ della litigiosità dei viterbesi, che non sono mai d’accordo su nulla. E molto della classe politica regionale, che è quasi esclusivamente romanocentrica di “nascita” o di “adozione”, a prescindere dai partiti di appartenenza. Abbiamo avuto presidenti di regione di ogni colore, ci hanno tutti chiesto molto e dato poco.
E qui si intreccia l’altro aspetto critico: l’ambiente. Tema che può essere liquidato in poche battute.

Intanto, vige la minaccia dei depositi di scorie nucleari, perché la Tuscia “è poco abitata” (chissà perché si sta spopolando, eh…? Forse perché non è stato dato alcun motivo agli abitanti per restarci?). Poi stiamo diventando la discarica non solo di quella fogna a cielo aperto che si sta sempre più rivelando Roma, ma persino delle altre province laziali, mentre i tribunali danno persino torto alle nostre rimostranze perché si sa, ubi major minor cessat. Ma non finisce qui.

Lo sviluppo sostenibile nella Tuscia è un argomento poco chiaro, anzi per qualche estroso sindaco d’importazione persino da censurare. Ma il fatto è che il Paese ha bisogno di energia pulita, di sempre più elettricità pulita, e dovrà affidarsi ai parchi eolici e fotovoltaici, e alla geotermia: di questo tutti ne parlano, molti a sproposito.

Tutti la vogliono questa energia, ma al grido di “no in my backyard”, il che significa offrire il destro a certo negazionismo pseudoambientalista, ai dolori di pancia dei nostalgici dell’Arcadia, alla fin fine ad un far west dove c’è chi mette e c’è chi leva senza alcun raziocinio.

La cosa che fa ridere (per non piangere) è quando la Regione, in un effluvio di democrazia che ricorda da vicino il pilatesco lavarsene le mani, concede che “siano i territori a decidere”. Eh già, figurarsi in piena sindrome Ninby, come decidono i territori…

Dikaios Filokalos, greco viterbese


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8 luglio, 2021

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