![]() Ferindo Palombella |
(p.p.) – “Scellerato chiedere soldi alle imprese”.
Non usa mezzi termini il presidente della Camera di Commercio di Viterbo Ferindo Palombella. La mancata partecipazione delle aziende laziali al Vinitaly in programma a Verona dal 7 al 10 aprile è un rischio troppo grosso. Da evitare.
Le imprese sono già tartassate e chiedere altri contributi, in questa fase economica già delicata, le metterebbe in ginocchio.
“E’ un fulmine a ciel sereno – commenta Palombella -. Una cosa che non sta né in cielo né in terra. Ora come ora, bisogna facilitare le imprese che ancora esistono e che investono in qualità e non negare la possibilità di mettersi in mostra“.
A essere penalizzate, per Palombella, sono la maggior parte delle aziende che fanno riferimento alla Camera di commercio viterbese. “I soldi chiesti, che si aggiungono a quelli per la permanenza, diventano una spesa insostenibile e negano di fatto l’opportunità di prendere parte alla fiera”.
Vinitaly è invece una vetrina irrinunciabile. “A Verona, oltre al vino, promuoviamo anche l’enogastronomia coi formaggi, i salumi e tutti i prodotti a marchio Tuscia Viterbese. E’ un’occasione di sviluppo troppo importante“.
La Camera di commercio ha già mosso i primi passi. “Questa decisione unilaterale mette in difficoltà le nostre imprese. Abbiamo richiesto all’assessore regionale all’Agricoltura un incontro urgente. Vogliamo confrontarci perché questa questione riguarda tutte le province non solo la nostra. Ho parlato direttamente con il presidente di Unioncamere del Lazio Giancarlo Cremonesi che vuole subito farsi portavoce delle esigenze delle imprese“.
L’aut aut della Regione, per il presidente, non era necessario. “E’ una decisione scellerata. Sciagurata – ribadisce -. So che ci sono a disposizione 670mila euro più i fondi delle imprese che hanno sempre contribuito e quelli del sistema camerale. Insomma quanto costa questo stand – si domanda ironico -. A me risulta anche che altre regioni, tipo quelle del Nord, non fanno pagare un euro alle imprese”.
Inoltre, comunicarlo a breve distanza dall’inizio della fiera ha peggiorato la situazione. “Siamo al 23 gennaio e la manifestazione si farà ad aprile. Se ci avessero detto prima questa intenzione, ci saremmo attrezzati in qualche modo. La situazione è delicata e così non si fa altro che tagliare fuori le imprese che pur qualificate non sono grandi e non riescono a sostenere spese come i 5mila euro richiesti che sono comunque significativi”.
Il nodo della questione per Palombella è solo uno. “Come Camera di commercio abbiamo già contribuito con delle risorse, ma la questione non è nel chi deve mettere i soldi se qualcuno non lo fa. Il problema è che bisogna capire se alla Regione interessa promuovere o no un prodotto come il vino. Su questo dobbiamo confrontarci perché le decisioni unilaterali sono sempre complicate”.
Le aziende del Lazio non possono rinunciare al Vinitaly. “Mi auguro che la Regione ritorni sui suoi passi e che venga presto convocato un tavolo per discutere di questa vicenda e fare in modo che le imprese del Lazio possano partecipare a testa alta al Vinitaly come accade da anni. Per noi è una vetrina internazionale troppo importante. Dobbiamo aiutare le nostre aziende ad affrontare meglio questa fase economica già molto critica”.
Paola Pierdomanico
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