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Spettacolo - Il regista Jonathan Nossiter parla di "Lasto words", la pellicola che presenterà venerdì 23 luglio al Tuscia Film Fest insieme a Stellan Skarsgård e Kalipha Touray

“Il film è un omaggio incosciente alla bellezza degli Etruschi”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo – “Il film è un omaggio incosciente alla bellezza degli Etruschi”. Jonathan Nossiter, regista già apprezzato per “Sunday”, “Mondovino” e “Resistenza Naturale”, parla di Last words, la pellicola di denuncia ambientale, che presenterà il 23 luglio al Tuscia film fest. Si tratta della seconda proiezione nazionale dopo quella di Bologna dello scorso anno.

Jonathan Nossiter

Jonathan Nossiter


Siamo nel 2086, all’indomani di grandi alluvioni e tempeste di sabbia che hanno inondato il pianeta e il mondo che noi conosciamo non esiste più. Un giovane, tra i pochissimi sopravvissuti, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di un’ultima comunità di uomini e trasporta con sé un tesoro enigmatico: delle pellicole cinematografiche.

Nel cast Nick Nolte, Charlotte Rampling, Alba Rohrwacher, Stellan Skarsgård e Kalipha Touray. Questi ultimi due accompagneranno il regista nell’incontro col pubblico di piazza San Lorenzo.

Quale messaggio ha voluto lanciare con questo film?
“Nessuno – dice Nossiter – i messaggi li lascio ai politici. Il compito del cineasta è diverso e, almeno nel mio caso, cerca di creare un mondo immaginario in cui poter riflettere e dove chi guarda dovrebbe avere la libertà di trovare uno spazio personale.

Fare un film, per me, è aprire un dialogo non con gli spettatori e non come se fossero delle pecore, ma pensando che ognuno possa portare la sua vita e riflettere. Ecco, in Last words, ci sono proprio riflessioni e desideri.

Il film è una favola ecologica sulla fine dell’umanità ambientato nel 2086. Un film che, per me, è utopico e non distopico, e nonostante il fatto che sia post-apocalittico, cerca la luce e la tenerezza. Racconta molto di dove siamo oggi e del bisogno di essere lucidi di fronte alle catastrofi del riscaldamento climatico. Questo è il mio ultimo lavoro da regista, da qualche anno, infatti, vivo a Bolsena e mi sono convertito all’agricoltura. Questo aspetto è molto legato al film, perché qui c’è la preoccupazione per la terra e l’attenzione nel fare gesti ‘utopici’ come lavorare sui semi antichi degli ortaggi e sul biologico. Credo sia nella coscienza di ognuno di noi, provare a combattere”.

Dice che il film si confronta col potere delle catastrofi ecologiche, senza perdere il coraggio della tenerezza. Che vuole dire?
“Come agricoltore – continua Nossiter -, vedo ogni giorno l’impossibilità delle piante di reagire alle condizioni climatiche che non hanno alcun legame con la storia dell’agricoltura. Sia i vecchi contadini intorno che le piante sono sprovvisti di risposte giuste di fronte a queste situazioni così imprevedibili. Per esempio, almeno intorno al lago, ad aprile un’ondata di gelo ha distrutto i germogli di quasi tutti gli alberi da frutto. Sono atti di violenza.

Così come è una violenza civile questo anno e mezzo di Covid. Insopportabile. Di fronte a tutto ciò, sarebbe molto facile diventare duri e perdere la tenerezza. Anche quando si perde la capacità di stringere la mano o abbracciare qualcuno, la risposta più facile è cedere alla violenza o alla freddezza. Vivere la tenerezza nei confronti di una pianta, di un vicino o di uno sconosciuto credo sia, in questi tempi, la cosa più coraggiosa che esista.

Sono mezzo americano e mezzo brasiliano, cresciuto in Francia, Inghilterra, Italia e Grecia, insomma, appartengo a tanti paesi e la politica è uguale ovunque e c’è un vuoto terribile. Sono gli atti di tenerezza quotidiani che portano sollievo e ottimismo. Spero che il film faccia riflettere proprio su questo aspetto”.

E’ la natura che ci avverte che l’uomo si sta spingendo oltre e come si è arrivati ‘all’essere a pochi millimetri dal crollo’?
“Non è l’opinione di un regista o di un agricoltore, ma basta guardare quello che scrivono il 99% degli scienziati al mondo, dicendo che forse siamo già andati oltre e siamo sul precipizio. Nonostante ciò continuiamo ad agire come se non ci fosse nulla e conduciamo una vita di consumismo. Dobbiamo rivalutare tutto quello che facciamo, mangiamo e vediamo. Il mio interesse da decenni è l’incrocio tra trasmissione culturale e quella ‘agriculturale’, perché anche se sono un neo agricoltore, frequento e faccio film sugli agricoltori da trenta anni. E anche per questo mi sento fortunato a vivere qui.

Da tempo cercavo un pezzo di terra dove radicarmi e quando sono venuto, per la prima volta, sul lago di Bolsena, a Gradoli di preciso, per conoscere un grande vignaiolo, ho visto questo paesaggio e ho sentito qualcosa. Così come quando ho visto gli affreschi a Tarquinia e Vulci, percependo questo patrimonio etrusco come unico al mondo. Fa venire brividi senza limiti ed è davvero una zona magica.

Gli etruschi erano molto attenti a questi incroci tra la trasmissione della cultura e il lavoro della terra. E’ un posto speciale per tutti quelli che vogliono continuare a combattere con amore e non con l’odio. Tutte le preoccupazioni sono nel film e in qualche modo si può dire che è un omaggio incosciente alla bellezza degli Etruschi. La pellicola era stata selezionata a Cannes lo scorso anno, ma con la sospensione del festival, c’è stata solo una proiezione a Bologna al “Cinema ritrovato”. Come per la maggior parte dei film, poi, l’uscita è stata congelata per il Covid e che la seconda anteprima avvenga a Viterbo, al Tuscia film fest, mi rende felice, oltre che onorato”.

Venerdì, sul palco, non sarà solo.
“Con me ci saranno Stellan Skarsgård e Kalipha Touray, che è un rifugiato del Gambia, per la prima volta sul grande schermo. Stellan ha recitato accanto a Nick Nolte, Charlotte Rampling e Alba Rohrwacher. Anche grazie alla loro generosità di attori, lui si è sentito a casa e sono super felice che entrambi riescano a venire.

Stellan poi è un mito, fra i più grandi attori al mondo, ma con un’umiltà e un senso democratico profondo. Era la persona più amata sul set, non se la tira mai e ha uno spirito di generosità verso tutti. Era molto bello vedere questo uomo di enorme statura trattare tutti allo stesso modo e non per stare simpatico a qualcuno, ma perché quello che ha è innato e la sua grandezza di attore è legato a questo senso civico che è radicato in lui.

Visto che non era mai stato qui, gli è piaciuta molto l’idea di venire per qualche giorno e vedere Viterbo, il lago e tutto quello che c’è intorno, anche perché poi è uno che ama bere e mangiare e qui si fa da Dio.

Questo periodo è una tristezza enorme, per il mondo dello spettacolo e della cultura, ma anche per tutti i poveri ristoratori e chi ha sofferto per le restrizioni dovute al Covid. Spero che la loro presenza sia un’occasione per stare insieme e l’augurio per un cambiamento, necessario per noi tutti”.

Il 7 agosto sarà anche a san Martino al Cimino a Enocinema.
“Ci saranno agricoltori della zona che riescono a tramandare una cultura autentica, vitale e gioiosa sia tramite l’allevamento delle capre, che con la stagionatura dei formaggi o la coltivazione dei grani antichi. Li stimo, come stimo attori come Stellan Skarsgård e Nick Nolte. Per me – conclude Nossiter – sono personaggi che trasmettono la gioia di vivere attraverso gesti autentici di una cultura autentica”.

Paola Pierdomenico


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22 luglio, 2021

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