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Montefiascone - La magistratura contabile accusa gli ex amministratori Fumagalli, Leonardi, Napoli e Carelli - A maggio l'inizio del processo alla Corte dei conti

Longa Manus, danno erariale da 500mila euro

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Fernando Fumagalli

Fernando Fumagalli

Valdo Napoli, ex assessore all'Ambiente al Comune di Montefiascone

Valdo Napoli, ex assessore all’Ambiente al Comune di Montefiascone

Dopo il tribunale, la Corte dei conti.

Non solo traversie penali per gli amministratori coinvolti nel caso Longa Manus. L’ex sindaco di Montefiascone Fernando Fumagalli, il suo vice Sandro Leonardi, l’ex assessore Valdo Napoli e il segretario comunale Luciano Carelli sono finiti nel mirino anche della Corte dei conti.

La questione è la stessa per cui sono imputati al processo Longa Manus: l’appalto integrato per la pulitura delle strade e la riscossione della Tarsu affidato dal Comune di Montefiascone alla società Geseco nel 2006 per quattro mesi.

La magistratura ordinaria li accusa di corruzione e falso ideologico, per la presunta richiesta dell’assunzione di alcune persone, in cambio dell’appalto. I pm contabili, invece, vedono un danno erariale da 500mila euro.

L’indagine del dottor Domenico Peccerillo, della procura regionale, si è conclusa con la citazione a giudizio per il 7 maggio, giorno in cui è previsto l’inizio del processo contabile.

E’ possibile che i difensori chiedano la sospensione del procedimento, in attesa che si definisca il processo penale al tribunale di Viterbo. La prima udienza è fissata al 12 febbraio. Undici gli imputati. Non solo Fumagalli & Co., ma anche gli amministratori di società specializzate in raccolta e smaltimento dei rifiuti.

L’inchiesta Longa Manus prese avvio nel 2007. Due i tronconi individuati dalla procura di Viterbo: uno riguardante un presunto traffico illecito di rifiuti speciali, pericolosi e non; l’altro incentrato sull’appalto per la riscossione della Tarsu e lo spazzamento delle strade, affidato, secondo l’accusa, in cambio dell’assunzione di personale gradito all’amministrazione comunale dell’epoca.

Per le difese c’era più di un buon motivo per assegnare il servizio alla Geseco. Innanzitutto, il risparmio: gestire l’attività inhouse, e cioè con le risorse dell’amministrazione comunale, avrebbe fatto lievitare i costi, secondo i legali degli imputati. Il Comune di Montefiascone, all’epoca, non aveva neanche la macchina spazzatrice, rotta e quindi inutilizzabile. Il personale interno non poteva essere impiegato per non violare il patto di stabilità. E inoltre, sempre a detta degli avvocati, il codice dell’ambiente, da poco in vigore, prevedeva la gestione dei servizi inerenti i rifiuti delegata a un unico soggetto, a livello provinciale.

L’appalto integrato alla Geseco, nell’ottica delle difese, era una soluzione tampone da applicare per soli quattro mesi. Su quello stesso appalto, invece, hanno indagato due procure.


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27 gennaio, 2013

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