Viterbo – Bullicame – L’acqua alla sorgente
Viterbo – (sil.co.) – Bullicame, via libera alle operazioni di monitoraggio del pozzo San Valentino.
Il direttore delle concessioni minerarie Giuseppe Pagano ha predisposto una relazione tecnica preliminare mirata alla valutazione della riattivazione del pozzo San Valentino, proponendo una sperimentazione della durata di 3-4 giorni, al fine di valutare la “risposta” della cosiddetta callara del Bullicame.
“Le operazioni – spiega il geologo – consisteranno in un costante controllo delle portate erogate dal pozzo e degli effetti prodotti sul sistema idrogeologico circostante (sorgenti Zitelle e Carletti, pozzi Gigliola e Pozzetto, ma con particolare riferimento alla sorgente Bullicame). La mancanza di una completa strumentazione organica sulle suddette emergenze costringe a controlli manuali su sezioni naturali, con l’impegno di almeno due persone, nell’arco dei 4 giorni previsti e, naturalmente, per più volte al giorno”.
Come si ricorderà, il determinato regionale del 27 luglio 2020 stabilisce che “nelle more dell’attivazione del pozzo Sant’Albino, è consentita la possibilità di una ‘gestione controllata’ dei prelievi da parte del concessionario Comune di Viterbo, che dovranno comunque essere assentiti con opportuni atti dalla Regione Lazio”.
La Regione ha ora espresso parere favorevole alla sperimentazione, specificando che “dovrà essere effettuata sotto la diretta responsabilità del direttore di miniera, che a conclusione della stessa dovrà trasmettere apposita relazione”.
Il cantiere al pozzo San Valentino
Come è noto, il 14 marzo 2019, l’amministrazione comunale ha provveduto a prendere atto del rilascio da parte della Regione Lazio della concessione mineraria “Bullicame”, per la durata di trenta anni dal 26 ottobre 2017.
Si è invece concluso lo scorso 26 aprile l’intervento di chiusura-ricondizionamento del pozzo San Valentino, eseguito dal soggetto obbligato al ripristino del danno, ovvero la società Gestervit Terme srl.
Il 19 luglio 2021 si è provveduto all’approvazione della relazione finale e del certificato di regolare esecuzione, redatti e sottoscritti dal direttore dei lavori, ingegnere Antonio Trotta, e delle risultanze inerenti il monitoraggio degli effetti determinati dalla chiusura del pozzo sul sistema idrogeologico, rilevati dal direttore delle concessioni minerarie Giuseppe Pagano.
Giuseppe Pagano
“E’ prioritario per il comune di Viterbo, in attuazione della deliberazione del consiglio Comunale numero 102 del 20 settembre 2016, lo sviluppo di una vera e propria ‘Città Termale’, attraverso una nuova cultura del termalismo che impone di considerare anche la cura del contesto territoriale ove questo si colloca”, viene sottolineato nella determina del dirigente Eugenio Maria Monaco dello scorso 26 luglio.
E ancora: “E’ auspicabile la presenza, sempre più numerosa, di stabilimenti termali sia privati che liberi, al fine di garantire la possibilità di accesso alle acque termali per tutti a costi contenuti e/o gratuitamente”.
“La nuova cultura del termalismo impone di considerare non solo la qualità dello stabilimento, ove si somministrano le prestazioni, ma anche la cura del contesto territoriale ove questo si colloca, quale il decoro urbano, la conservazione dei valori identitari e culturali del paesaggio agrario, la qualità della vita”, prosegue.
“L’utilizzo della risorsa termale e lo sviluppo termale deve essere accompagnato da politiche di salvaguardia della risorsa ma anche della qualità di vita della comunità locale che deve trarre benefici dal suo esistere”, la conclusione.
“La procedura di affidamento diretto – spiega la determina – risulta la più adeguata, stante l’urgenza di dar avvio alla sperimentazione. E’ stato richiesto un preventivo di spesa allo studio S.Te.G.A., che ha fatto un’offerta per un importo pari a 1500 euro oltre cassa professionale al 3,5 % e Iva 22% per un totale di 1.894,05 euro, ritenuta congrua per la tipologia dei servizi richiesti”.
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