Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'opinione del sociologo - Se ne ricordino i no-vax, i no-greenpass, i complottisti e gli opinionisti in servizio permanente

Nella scienza non si è liberi di dire le panzane che uno vuole, specialmente in campo sanitario o tecnologico

di Francesco Mattioli
Condividi la notizia:

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli


Viterbo – Caro direttore, sottoscrivo quanto affermi sul ruolo, i doveri e le metodologie professionali del giornalista. Lo sottoscrivo non perché ti sono amico o perché stamane mi sono alzato con l’idea che tu avessi ragione, ma perché avendo contribuito a fondare la prima facoltà di Scienze della comunicazione in Italia, avendo insegnato comunicazione per quarant’anni alla Sapienza, frequentando certi giornalisti del tipo di Montanelli, Cronkite e Biagi – e imparando da loro – ho creduto di apprezzare il tuo lavoro non da semplice opinionista. Anche se oggi gli opinionisti costano poco e si trovano al supermercato mediatico, dove basta strillare quattro sciocchezze, purché pungenti, per ricevere una frotta di like.

Ma non è sul ruolo della stampa, specie online, che voglio intrattenermi; peraltro, hai massima esperienza al riguardo e prendo volentieri esempio, anzi imparo, da come conduci Tusciaweb.

Vorrei spendere invece due parole sulla scienza. Anche su questa materia penso di essermi fatto una certa esperienza, non solo perché dal 1992 ho insegnato anche sociologia della scienza, trattando di Popper, Russell, Lakatos, Kuhn, Hempel e Merton, ma anche perché ho avuto modo di intrattenermi personalmente, oltre che con i miei maestri Somenzi e Statera, proprio con Thomas Kuhn e Robert K. Merton, due giganti della riflessione sul significato di scienza e sul ruolo che questa svolge nella società.

Sia chiaro: non sto facendo luccicare medaglie sul petto, non è nella mia natura. Ma colloquiando con te, che hai una solidissima cultura di filosofia della scienza (abbiamo anche comuni maestri…), spero di catturare l’attenzione dei tuoi affezionati e numerosi lettori. Inoltre, siccome ormai qui il primo cialtrone di passaggio si permette di pontificare su questo o quell’argomento sol perché c’è un uditorio mediatico ormai pronto a dare orecchio al colto e all’inclita, qualche puntino sulle i, come già hai fatto tu, mi sembra necessario metterlo.

Sono stato lungo nelle premesse, sarò schematico nelle affermazioni.

La scienza è la migliore forma di conoscenza umana della realtà materiale. La teologia guarda all’assoluto, ne fa questione di fede nonostante Tomaso d’Aquino vi introduca solide argomentazioni legate alla ragione. La filosofia, in specie la morale, e quindi la formulazione dei valori (ad esempio in senso kantiano) non serve tanto a conoscere la realtà, ma a chiedersi chi siamo e dove andiamo, il che non prevede necessariamente un’idea di “progresso”, e comunque attiene all’ordine della convivenza in termini rousseauiani. L’ideologia è un prodotto storico di parte e non ci interessa qui.

La scienza è la migliore forma di conoscenza perché, almeno da Galilei, introduce le clausole della verifica empirica, dell’esperimento, della metodologia, della logica della spiegazione in termini induttivi e deduttivi; si veda il modello nomologico-inferenziale di Hempel e Oppenheim.

La scienza in tal modo si presta a soluzioni tecnologiche che “funzionano”, che sono soggette a miglioramenti qualitativi e quantitativi, quelli che popolarmente si intendono per progresso (tecnologico). In meccanica, chimica, ma anche in medicina, visto che la vita media in un secolo è aumentata di quasi trent’anni.

La scienza, come impresa umana, non produce dogmi; correttamente, produce verità “fino a prova contraria”. Una prova contraria che tuttavia va trovata sempre nella logica della scienza, non nella filosofia, nella teologia o nell’ideologia.
Per conseguenza, il sapere scientifico, come aveva intuito Merton, è un prodotto convenzionale e come tale valido finché è ampiamente condiviso. La condivisione è vero che è essa stessa un prodotto delle dinamiche sociali di potere entro la comunità scientifica, ma deriva soprattutto dall’evidenza della sperimentazione e dalla considerazione peer che proviene dagli scienziati.
La convenzionalità del sapere scientifico si muove lungo i “progressi” della scienza, che aprono nuovi punti di vista (teorie) e di ricerca (metodologie). Ma Kuhn ha chiarito una cosa (devo dire che lo ha fatto in mia presenza…): le rivoluzioni scientifiche di cui parla nel suo famoso saggio sono state rivoluzione culturali, di weltanschauung (modi di vedere il mondo) finché scienza, filosofia, ideologia e teologia erano concatenate fra loro, come nel passaggio dalla scienza tolemaica a quella copernicana e poi a quella galileiana; oggi sono rivoluzioni scientifiche “interne” alla logica della scienza. Lo è ad esempio il passaggio alla fisica quantistica che modifica il concetto di oggettività positivista a favore di una convenzionalità della spiegazione scientifica (Popper) di fronte ad una realtà dinamica che non consente verità definitive, ma solo probabilistiche.

Tutto ciò per dire che una scienza c’è, ha meccanismi autonomi, è molto meno schiava del potere di quanto non lo sia ciascuno di noi quando esprime idee e credenze, anzi possiede una logicità, una sperimentabilità che riduce alquanto l’impressionismo e l’opinione.

Mettere in dubbio la scienza solo perché, in quanto impresa umana che procede per prove ed errori e lealmente ammette di essere un patrimonio conoscitivo in continua crescita, è non solo sbagliato, ma intellettualmente disonesto. Perché le alternative sono la fede, che è altro; l’intuizionismo, che è impressione; il buon senso che é opinione; l’esperienza personale, che è autoreferenzialità se non saccenteria; l’ideologia che è partigianeria.

Di conseguenza, la pretesa di chi opera nell’applicazione delle scienze medico-sanitarie di saperne di più della scienza consolidata, senza avere esperienza diretta del modello nomologico inferenziale e sperimentale, senza accedere alla documentazione peer sui vari argomenti, non può essere sottoscritta. E, avendo sovente conseguenze pericolose per la convivenza umana, quindi per la società, va anche aspramente combattuta. Nella scienza non si è liberi di dire le panzane che uno vuole, soprattutto rispetto alle sue applicazioni, ad esempio in campo sanitario o tecnologico: si rischia di fare danni incalcolabili.

Se ne ricordino i no-vax, i no-greenpass, i complottisti e gli opinionisti in servizio permanente.

Francesco Mattioli


Articoli: Fabiana Onofri “Il dottor Torquati è contrario a ogni prodotto dell’ingegneria genetica, inclusi insulina e l’interferone?” – Antonio Maria Lanzetti: “Verranno sospesi i medici che non si vaccinano” di Paola Pierdomenico – Il dermatologo Torquati: “Sono un medico, non mi sono vaccinato e continuo la mia attività…”   


Condividi la notizia:
16 agosto, 2021

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-morta-irene-cara-vinse-loscar-per-fame-e-flashdance/