![]() Benedetto Cimino, avvocato dei lavoratori |
![]() La conferenza stampa dei lavoratori Autoservice |
![]() I consiglieri comunali ascoltano la conferenza stampa dei lavoratori Autoservice |
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– Licenziati senza senza preavviso, dalla sera alla mattina, ma per il loro avvocato, Benedetto Cimino, la decisione presa da Francigena non sta in piedi.
I nove lavoratori ex Autoservice che si occupano del parcheggio Sacrario di Viterbo erano stati reintegrati a pieno titolo con la sentenza di primo grado del febbraio 2012. Oggi il legale ha spiegato le ragioni dei loro assistiti in un incontro con la stampa, presenti sedici consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, quasi una seduta di consiglio.
Il licenziamento fulmineo è scattato dopo che la Corte d’Appello di Roma aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Francigena, perché si faceva riferimento a una sentenza di primo grado in cui non c’era una sentenza esecutiva, ma solo dichiarativa relativa alla loro riassunzione.
Basandosi su questo, il cda Francigena ha fatto partite le lettere di licenziamento. Postume. Visto che i dipendenti Francigena hanno appreso d’essere stati messi fuori dalla società prima di riceverle, la mattina quando si sono recati al lavoro.
Ma per l’avvocato Cimino la storia è un’altra. “Il tribunale di Viterbo – spiega Cimino – non poteva emettere una sentenza di condanna, per una ragione semplicissima: i lavoratori all’epoca erano già stati reintegrati, quindi non si può condannare qualcuno a qualcosa che ha già fatto.
Tanto più che la sentenza comunque dichiara l’obbligo a effettuare gli accantonamenti per la retribuzione e a versare i contributi a partire dal primo giugno 2009. Faccio notare che tra condannare e dichiarare l’obbligo, dicitura riportata in sentenza, non c’è nella sostanza differenza”.
Per l’avvocato: “Sulla sentenza della Corte d’Appello è stata fatta disinformazione, se si considera che condanna Francigena pure a pagare 2250 euro da devolvere all’erario.
La Corte non solo dice che il ricorso di Francigena è infondato, ma pure inammissibile, non entra nemmeno nel merito. In pratica si deve andare avanti con i successivi gradi di giudizio, fermo restando il giusto reintegro a suo tempo dei lavoratori”.
Una vicenda infinita, che si protrae da quando la gestione del parcheggio al Sacrario è tornata a Francigena, con tentativi da parte dei nove lavoratori di trovare transazioni, come ha ricordato il legale. “Nel contratto con la cooperativa Autoservice sottoscritto dall’amministrazione – ricorda Cimino – all’articolo 6 è espressamente garantita la continuità del lavoro per i nove , il posto non lo dovevano perdere. Anche se si fosse bandita una gara, avrebbero dovuto inserire l’obbligo di assumere i soci lavoratori.
Il Comune si è rimangiato l’impegno preso e faccio presente come i lavoratori, su 36 giudizi ne hanno vinti 33, di cui due riuniti e uno vinto da Francigena, ma poi cassato due anni fa”.
Sul modo cui sono stati licenziati i nove, oltre che dall’avvocato, sono piovute critiche anche da tutti i consiglieri presenti, a cominciare da Alvaro Ricci (Pd), al presidente della quinta commissione Antonio Fracassini (Alleanza per Viterbo), con la solidarietà ai dipendenti espressa anche da Mauro Rotelli (Fratelli d’Italia).
“Prima di chiudere la porta – spiega il legale – forse dovevano essere informati consiglio comunale o la commissione preposta, essendo Francigena una società soggetta al controllo analogo.
Invece siamo al limite del licenziamento oltraggioso.
Sorprende che i consiglieri comunali non ne fossero stati messi a conoscenza, ma ancora più sorprendente è che gli stessi lavoratori non ne fossero stati informati. Si poteva dare un preavviso di sette giorni”.
Adesso contro i licenziamenti partiranno altrettante impugnazioni, ma la vicenda rischia ancora di trascinarsi a lungo e più di uno in conferenza parla di possibile danno erariale, seppure al momento quello che interessa di più è il destino di nove famiglie.
Giovedì se ne discuterà in consiglio comunale. E’ il primo punto all’ordine del giorno. Per una storia infinita, composta da 56 giudizi finora svolti, di cui i 36 già chiusi, con gli arretrati degli stipendi prossimi ai 300mila euro, oltre a interessi e rivalutazioni, trentamila euro di spese legali per Francigena, contributi Inps pari a quasi 80mila euro e la parola fine che ancora non si vede.
Giuseppe Ferlicca
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