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Orte - Il rettore dell'Ente, Giovanni Primavera, fa il bilancio della 50esima edizione della rievocazione: "Non potevamo permetterci un altro anno di stop"

“Ottava a porte chiuse? Dovevamo andare avanti, o la festa sarebbe morta”

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Orte - L'Ottava di sant'Egidio

Orte – L’Ottava di sant’Egidio


Orte – (a.c.) – “La festa non avrebbe retto a un secondo anno di stop. Dovevamo andare avanti a tutti i costi e siamo contenti di esserci riusciti”. Giovanni Primavera, rettore dell’Ente ottava medievale, traccia il bilancio della cinquantesima edizione della rievocazione storica di Orte, la prima (e tutti sperano anche l’ultima) in formato Covid, dopo il rinvio totale dell’anno scorso.

Il palio a porte chiuse, niente corteo storico, spettacoli e taverne a ingresso limitato, controlli e divieti ovunque: l’esatto contrario di quello che dovrebbe essere una festa popolare. Eppure avete deciso di andare avanti.
“Sì, perché non avevamo alternative. Questa è una festa che va avanti grazie ai volontari che sacrificano il loro tempo in taverna, in piazza e dovunque ce ne sia bisogno per il bene dell’Ottava. Cancellarla per due anni di fila, avrebbe messo a serio rischio la futura ripartenza: la gente si sarebbe abituata a una Orte senza l’Ottava medievale e avrebbe perso definitivamente il contatto con la festa”.

Quindi, meglio tirare la cinghia oggi che perdere tutto domani?
“Esattamente. Siamo stati costretti a grandi sacrifici e ci scusiamo con tutte le persone a cui possiamo aver provocato disagi, in particolare i residenti del centro storico, ma l’abbiamo fatto per il bene di una festa che da 50 anni è patrimonio di tutta la città e non solo”.


Giovanni Primavera rettore ente ottava medievale orte

Giovanni Primavera


Si ritiene soddisfatto di quest’edizione dell’Ottava?
“Molto. Le prescrizioni messe in campo si sono rivelate adeguate a limitare l’afflusso di persone, che era l’obiettivo principale per la sicurezza della festa e della salute pubblica in generale. Per fare questo c’è stato un dispiego importante di personale operativo di supporto, il cui ruolo è stato assolutamente fondamentale”.

Paradossale che l’obiettivo di un organizzatore di una festa sia cercare di far venire meno gente possibile…
“Sì, è vero, ma ci trovavamo nella situazione che ho spiegato prima. La strategia è stata garantire uno svolgimento della festa senza eccessivi assembramenti di persone, con tutte le limitazioni del caso, per non rischiare di fermare definitivamente la macchina. E in ogni caso il programma degli spettacoli è stato tutto rispettato: l’edizione di quest’anno della festa ha prodotto un livello artistico tra i migliori di sempre. Le taverne, pur con meno posti disponibili, sono riuscite a lavorare e portare avanti l’attività. Nonostante tutto, quindi, quest’Ottava è stata una boccata d’ossigeno”.

Per il futuro che programmi ci sono? 
“Prima di parlare dell’anno prossimo, voglio fare i complimenti alla contrada San Sebastiano per la vittoria sia del Palio degli arcieri che della Disfida a suon di tamburo. Per il futuro, mi limito a esprimere una speranza: che questa sia stata la prima e ultima edizione dell’Ottava di sant’Egidio a porte chiuse”.


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16 settembre, 2021

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