Frosinone – Detenuto spara colpi di pistola contro alcune celle in carcere e minaccia un agente. La ministra della Giustizia, Marta Cartabia spedisce il capo Dap, Bernardo Petralia, al carcere di Frosinone per verificare di persona quanto è successo e prendere i provvedimenti del caso.
Un detenuto nel pomeriggio di ieri ha esploso alcuni colpi di pistola contro le celle di altre detenuti. Avrebbe anche minacciato un agente di polizia penitenziaria intervenuti. La pistola sarebbe stata introdotta nel carcere con un drone.
Immediata la reazione dei sindacati della polizia penitenziaria.
“Quanto accaduto nel carcere di Frosinone è un fatto gravissimo, dove un detenuto, napoletano, ha sparato colpi di pistola e minacciato altri detenuti, per un diverbio avvenuto alcuni giorni fa – dice Massimo Costantino, segretario generale Fns Cisl Lazio -. Un istituto, quello di Frosinone, dove più volte avevano chiesto interventi e anche ispezioni propio per la nota e cronica carenza di personale. Solo alcuni giorni fa il Provveditorato, dopo un incontro con le rappresentanze sindacali, aveva previsto l’invio di ulteriori 12 unità in ambito nazionale, che si aggiungevano ad altre inviate tramite mobilità nazionale. Per la Fns Cisl Lazio occorro interventi urgenti perché altrimenti collassa tutto il sistema penitenziario e occorrono interventi immediati delle istituzioni e, anche, urgentemente un’ispezione”.
“Mentre attendiamo invano da mesi che la ministra Cartabia batta un colpo, nella casa circondariale di Frosinone i colpi arrivano, ma dalla pistola in possesso di un detenuto verosimilmente introdotta con un drone! Solo qualche giorno fa, dopo in secondo parto di una detenuta avvenuto in carcere, ci chiedevamo cos’altro dovesse accadere affinché il governo facesse seguire alle passerelle e agli annunci atti concreti e tangibili – afferma Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria -. Ora qualcos’altro è accaduto, facendo precipitare – è proprio il caso di dire – in un colpo i nostri penitenziari ai livelli di quasi mezzo secolo fa. A questo punto, anziché i gruppi di lavoro dei giorni scorsi, crediamo che serva costituire una vera e propria unità di crisi magari sotto l’egida di palazzo Chigi. Il gravissimo episodio conferma, palesemente, quel che diciamo da tempo e, cioè, che le carceri sono fuori controllo a dispetto del diuturno sacrificio delle donne e degli uomini del corpo di polizia penitenziaria, i quali pagano sulla loro pelle gli anni di abbandono della politica e il pressapochismo dei governi, ivi compreso quello attualmente in carica.
L’escalation del degrado e della violenza è sotto gli occhi di tutti, ma dal ministero continuano a mostrarsi inermi e inerti, salvo – come detto – costituire gruppi di lavoro che sembrano utili solo a prendere tempo, magari in attesa di un prossimo esecutivo. A questo punto – conclude De Fazio – ci aspettiamo una convocazione immediata da parte della ministra Cartabia per l’individuazione di soluzioni reali; in mancanza il senso di responsabilità ci indurrà, nostro malgrado, a inasprire i toni del confronto anche con vigorose proteste”.
“Si è superata un’altra frontiera della credibilità del sistema penitenziario e del disastro in atto nelle carceri italiane – dichiara Giuseppe Moretti presidente dell’Unione sindacati di polizia penitenziaria (Uspp) -, dove i continui tagli alle risorse unitamente a modelli custodiali di matrice ipergarantista, chiesti da un’Europa troppo distante dalle reali necessità del sistema penitenziario italiano, sono causa di un decadimento della sicurezza tale da permettere il verificarsi di fatti gravissimi come le evasioni, le aggressioni, le rivolte e se già ciò non bastasse, anche quanto accaduto ieii a testimoniare per l’ennesima volta come sia arduo per il personale, con i mezzi a disposizione e l’attuale modello gestionale, garantire sicurezza e legalità nelle carceri della Repubblica”.
“Spiace dover constatare che le innumerevoli denunce fatte dall’Uspp sulle criticità che affliggono tutte le carceri – prosegue Moretti – e nello specifico su Frosinone dove il personale è ridotto al lumicino, sono cadute nel vuoto e che si tergiversi nell’adottare efficaci misure di contrasto alla illegalità dilagante che impera nelle carceri, ma soprattutto spiace dover ammettere che l’escalation di episodi critici sta diventando inarrestabile e niente di concreto sembra essere stato fatto a livello di riassetto del sistema di gestione della detenzione, nonostante le rivolte, le evasioni di massa e i morti del marzo 2020”.
Il presidente dell’Uspp nel chiedere un confronto con la ministra della Giustizia Marta Cartabia, a tutela del personale di polizia penitenziaria.
“L’incontro con la ministra è necessario – afferma Moretti – trattandosi di un fatto che, al pari del caso di Santa Maria Capua Vetere, richiede la condivisione di provvedimenti esemplari per la messa in sicurezza del carcere di Frosinone, dove pare che l’introduzione dell’arma potrebbe essere avvenuta con dei droni, ma anche delle restanti strutture penitenziarie italiane dove i sistemi di sicurezza sono ormai inadeguati a contrastare l’introduzione illecita non più solo di cellulari, ma di armi che possono causare gravi conseguenze per il personale e tra gli stessi detenuti.
L’Uspp ha più volte chiesto di ripristinare il funzionamento dei sistemi di sicurezza elettronici ma anche manuali senza trascurare di adeguare le unità in servizio, tenuto conto che proprio nel carcere di Frosinone la turnazione non rispetta l’orario previsto dal contratto, così come ciò non avviene in moltissime altre carceri dove lo straordinario supera il turno ordinario giornaliero”.
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