Roma – Il carcere di Rebibbia
Roma – “Casamonica è un clan di mafia”.
È questa la sentenza del tribunale di Roma emessa a carico di alcuni dei 44 imputati del maxi-processo che si è tenuto dall’aula bunker di Rebibbia. La sentenza è arrivata al termine di una camera di consiglio durata circa 7 ore.
Le accusa vanno, a vario titolo, dall’associazione mafiosa all’usura, la detenzione illegale di armi ed estorsione. Nel 2019 per la stessa vicenda erano già state disposte 14 condanne con rito abbreviato e tre patteggiamenti.
“Una decisione molto importante – ha commentato Ilaria Calò, procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia – che conferma la validità dell’impostazione data dalla Dda e la serietà del lavoro svolto da procura e polizia giudiziaria in questi anni”.
“Quella pronunciata oggi dal tribunale di Roma è una sentenza storica che finalmente mette nero su bianco che Casamonica equivale a mafia ed un segnale importante da dare ai cittadini del nostro territorio – ha detto il presidente della regione Zingaretti -. Da anni come regione Lazio siamo in prima linea per ridare vita ai beni confiscati alle mafie, insieme ad associazioni e comitati di quartiere, uniti tutti insieme per affermare la legalità. Come regione lo abbiamo fatto a Roma restituendo ai cittadini tre ville di via Roccabernarda tra cui quella dalla cui demolizione è nato il Parco della Legalità. La sentenza di oggi ci da ancora più forza, noi non molliamo, ma continueremo nella lotta contro le mafie e per la legalità, il che significa stare ogni giorno nei quartieri delle nostre città e presidiarli con i servizi e non lasciare spazi nei quali l’illegalità si può infilare”.
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