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Viterbo - Due viterbesi ai domiciliari in attesa di interrogatorio, indagato a piede libero un ternano - Recuperate 23 vetture rubate

Auto cannibalizzate, meccanici e carrozzieri tra i clienti degli arrestati

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Viterbo – (sil.co.) – Auto “cannibalizzate”, sono in attesa degli interrogatori i due viterbesi arrestati mercoledì mattina dai carabinieri del Norm della compagnia di Ronciglione nell’ambito di un’inchiesta sulla commercializzazione di pezzi di auto rubate “stoccate” a Sutri.

Già noti agli inquirenti per i propri precedenti, gli arrestati si trovano ai domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Davanti al gip compariranno con i propri difensori di fiducia. Uno dei due è assistito l’avvocato Fausto Barili del foro di Viterbo, l’altro dal legale Luca Odoardi del foro di Roma. Potranno rispondere alle domande del giudice, rilasciare spontanee dichiarazioni o avvalersi della facoltà di non rispondere. 

In 25 pagine di ordinanza le motivazioni per cui è stata accolta la richiesta di arresto della coppia  da parte della procura, mentre un terzo indagato è rimasto a piede libero. Tutti e tre sono italiani.

Si tratta di un imprenditore di Terni a carico del quale, sempre nella mattinata del 29 settembre, contestualmente alla notifica delle due misure di custodia cautelare, è stata disposta una perquisizione. 


Recuperate 23 auto rubate 

Nel corso dell’estate sono state trovate e recuperate ben 23 autovetture rubate tra il 2020 e il 2021 nell’area nord di Roma. Alle indagini hanno collaborato, oltre ai militari del Norm, anche i colleghi delle stazioni di Bassano Romano e Sutri. 


A Sutri l’area di stoccaggio

L’inchiesta si è aperta ad aprile, quando gli investigatori hanno localizzato un appezzamento di terreno nel comune di Sutri, in una zona impervia e di difficile accesso, dove gli indagati avevano da tempo realizzato un deposito di auto e relativa componentistica.


Meccanici e carrozzieri tra i clienti

Le auto rubate, per lo più nella capitale, nascoste alla vista grazie grazie alla fitta vegetazione, venivano “cannibalizzate” sul posto, mentre i vari componenti venivano commercializzati non solo sui mercati clandestini laziali e umbri, ma anche presso carrozzieri e meccanici attratti dai prezzi concorrenziali.


Telai distrutti con una pressa

Le parti che non riuscivano ad essere vendute venivano smaltite per evitare di individuarne la provenienza delittuosa, mentre il telaio, ormai privato di ogni ricambio riutilizzabile, veniva distrutto con una pressa. 


Ronciglione - “Cannibalizzavano” auto rubate per rivenderle a pezzi, due arresti

 “Cannibalizzavano” auto rubate per rivenderle a pezzi, due arresti


 Tra Lombardia e Emilia Romagna giro d’affari milionario

La primavera scorsa, tra Emilia Romagna e Lombardia, è stato smantellato un giro di auto rubate e cannibalizzate, i cui pezzi venivano poi rivenduti online o spediti nei paesi dell’est, tra Croazia e Slovenia, oppure in Africa. Per un giro d’affari stimato in 4 milioni di euro in due anni. Nel corso dell’operazione “Donkey” sono state arrestate 12 persone, accusate di furto aggravato, ricettazione e riciclaggio in concorso. Nell’ambito dell’inchiesta è stato accertato il furto di 131 vetture. L’organizzazione disponeva di sistemi per manomettere i codici delle centraline elettroniche e “jammer” in grado di inibire gli allarmi delle abitazioni e disturbare le comunicazioni telefoniche per ritardare o impedire l’intervento delle forze dell’ordine.


A ruba i fari posteriori delle Cinquecento

Non sempre vengono rubate le auto. Il fenomeno della cannibalizzazione avviene anche a danno di auto in sosta, specie in zone isolate e scarsamente illuminate, dalle quali vengono prelevati i soli “ricambi” di interesse, mentre sono parcheggiate in strada. Lo scorso giugno, ad esempio, nel giro di due notti, a Roma, i ladri hanno colpito, nella stessa zona della capitale, ben dieci auto, con le Fiat 500 prese particolarmente di mira e depredate anche dei fari posteriori e delle antenne radio. 


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1 ottobre, 2021

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