Tarquinia – La sedia alzata al cielo da Emiliano Mondonico nello stadio di Amsterdam e il numero 9 per il centravanti Andrea Belotti. Per Mario Fabbri sono stati giorni intensi, quelli vissuti prima e dopo il derby Torino-Juventus del 2 ottobre. Tifoso granata, lo scultore tarquiniese ha trascorso qualche giorno nella città della Mole per consegnare le due opere in legno a Clara Mondonico, figlia di Emiliano, e al capitano del Torino.
Mario Fabbri consegna la sua scultura ad Andrea Belotti
Mario Fabbri consegna la scultura in onore di Emiliano Mondonico alla figlia Clara
“Donare la targa in legno a Clara, di fronte all’ingresso del museo Granata, è stato emozionante – afferma Fabbri -. La sedia alzata ad Amsterdam il 13 maggio 1992, nella finale di coppa Uefa persa sul più bello contro l’Aiax, è l’immagine simbolo del granatismo, ‘di chi tifa contro tutto e tutti’, usando le stesse parole di mister Mondonico, uno degli allenatori più amati dai tifosi”.
Lo scultore tarquiniese ha più volte impresso sul legno la passione per il Torino: dalla targa a Paolino Pulici al guanto di legno al portiere Antonio Rosati; dalla scultura dedicata al Grande Torino a un piccolo quadro sempre per Andrea Belotti.
La scultura di Mario Fabbri in onore di Emiliano Mondonico
“Quella per il Gallo è stata la prima opera che ho realizzato per la mia squadra del cuore – aggiunge -. Sono passati cinque anni e pochi giorni fa l’ho incontrato ancora. Andava di fretta e si è potuto intrattenere solo pochi minuti, ma è stato gentilissimo. È il nostro bomber e capitano. A Belotti non potevo non dedicare una scultura in legno raffigurante il 9”.
Tra lo sport e Mario Fabbri il legame è profondo. “Non c’è soltanto il Torino – conclude lo scultore tarquiniese –. Ho realizzato vari lavori per personaggi sportivi. La scultura donata personalmente a Bebe Vio, un’atleta e persona immensa, e quella creata per il Circolo canottieri di Roma sono tra le mie creazioni preferite. Nelle mie opere cerco di fondere l’amore per lo sport in generale e per la scultura in legno”.
Daniele Aiello Belardinelli
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