Bolsena – (sil.co.) – Agriturismo abusivo in riva al lago di Bolsena, in quattro a giudizio davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini. Secondo l’accusa, fin troppo sulle sponde del lago d’origine vulcanica più grande d’Europa, realizzato ampliando un precedente fabbricato in un’area sottoposta a vincoli di natura paesaggistica e ambientale.
Imputati sono un imprenditore agricolo, un costruttore, il progettista e un funzionario comunale, cui viene contestato anche l’abuso d’ufficio. Funzionario e progettista sono rispettivamente padre e figlio.
Parte civile il comune di Bolsena, assistito dall’avvocato Giovanni Labate. Parti offese il ministero dell’ambiente e la Regione Lazio.
Lago di Bolsena – immagine di repertorio
Nei guai per reati urbanistici e ambientali sono finiti, a vario titolo: un 77enne, titolare dell’azienda agricola di Bolsena che nel 2015 ha ottenuto il permesso di ampliare un fabbricato situato nell’area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale dei 300 metri dal lago; un 75enne, titolare dell’impresa edile incaricata dei lavori; l’architetto 39enne incaricato del progetto e il padre di 65 anni, anche lui architetto, responsabile del procedimento per il rilascio di autorizzazioni paesaggistiche del comune di Bolsena, al quale viene contestato anche il reato di abuso d’ufficio.
Ieri è stato ascoltato il consulente di parte degli imputati, difesi dagli avvocati Cesare Costa, Roberto Massatani e Fabrizio Ballarini. In aula il professor Lucio Carbonara, 75 anni, romano, docente universitario e tra i massimi esperti a livello nazionale di urbanistica, secondo il quale l’autorizzazione paesaggistica poteva essere rilasciata in deroga.
“L’organo deputato è la Soprintendenza – ha spiegato in merito all’aspetto strettamente urbanistico – cui il progetto, stilato in base al piano casa 2012, è stato regolarmente inviato dal Comune il quale, se la Soprintendenza non risponde entro i termini, va avanti con la pratica. Si tratta della procedura normale, seguita dal Comune di Bolsena in almeno altri venti casi”.
“Le aziende agricole in zona A possono ampliare in deroga fino al 20 per cento le pertinenze con vincoli sulla destinazione d’uso – ha proseguito – in quanto il Piano regionale paesistico è confluito nel Piano territoriale paesistico”.
“Il Comune – ha quindi sottolineato il consulente – ha agito sub delega tramite il funzionario, un tecnico che in quanto tale ha potere istruttorio ma non decisionale”. “Il funzionario – ha concluso – invia la pratica alla Soprintendenza e se non risponde deve completare la pratica”.
Il processo riprenderà il prossimo 23 marzo per ascoltare i testimoni della difesa.
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