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Chiesa - Una riflessione in vista dell'evento indetto da papa Francesco

Il sinodo è sentirci un’unica famiglia, anche se siamo diversi

di Don Gianni Carparelli
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Viterbo – Ma cosa è una “Chiesa sinodale”? Ne sentirete parlare da domenica 17 ottobre. E sicuramente per molto tempo. Come, non lo so. Verrà capito? Non lo so. Porterà i frutti desiderati? Non lo so. Ma dipende anche da noi. E, se credi nel Vangelo, anche da te se stai leggendo e anche se non leggi.

Don Gianni Carparelli

Don Gianni Carparelli


Mi permetto dire qualcosa. In maniera semplice, senza citazioni erudite o paroloni tecnici. Eccetto sinodo e sinodale. Parole che vengono dal greco e significano: camminare insieme. Cioè: insieme. Non tirati per la capezza dai pastori o capi della diocesi o parrocchie. Chiesa è per definizione “comunità di credenti” dentro la quale ci sono servizi differenti.

Anche il papa, il vescovo e i preti sono a servizio della Chiesa. Da soli non fanno la Chiesa. Ma si cammina insieme quando ognuno di noi, tutte e tutti, sentiamo e sappiamo di poter avere una voce e non solo per dire “si” alle decisioni delle quali non abbiamo fatto parte.

In una Chiesa che cammina insieme i credenti dovrebbero sentire che la loro voce è ascoltata con rispetto, magari discussa, mai emarginata o rigettata. E’ ora che questo venga percepito da tutti coloro che credono, anche da coloro che dubitano o sono critici. Si mediterà su queste cose nel sinodo indetto da papa Francesco per la Chiesa intera.

Vi diranno nelle parrocchie come si svolgerà, quali tappe, quali incontri… sarete invitati e non solo per pregare, ma soprattutto per imparare come diventare, in comunione con tutti, partecipi nei cammini della Chiesa e essere fedeli alla missione iniziata dal signore Gesù, così come la capiamo dai vangeli, dalla tradizione presente nella vita dei santi e delle persone buone, i santi della porta accanto.

E il papa Francesco, architetto di questo cammino, ha riassunto in tre parole il senso di questo sinodo che è camminare insieme. Ha detto pochi giorni fa che queste parole sono appunto: comunione, partecipazione, missione.

Ma comunione non è ricevere una ostia in bocca o sulle mani. Partecipazione non è riempire le chiese per le cerimonie. Missione non è andare in paesi non italiani a convertire la gente. Sono le parole chiave di un cerchio ermeneutico (scusate: di un discorso-parole che vanno capite insieme).

Dobbiamo sentire che siamo una unica famiglia, anche se siamo diversi. Che dobbiamo dare il meglio di noi perché la comunità umana e non solo, sia rispettata veramente, non solo nei documenti, e aiutata a essere sempre più umana. E questo è la nostra missione perché ogni nazione è luogo di missione. Ogni diocesi e parrocchia. Ogni famiglia. Ogni persona.

Nella preghiera proposta per il sinodo si dice: “… fa che tu sia di casa nei nostri cuori. Insegnaci la via da seguire e come dobbiamo percorrerla… fa che troviamo in Te, la nostra unità affinché possiamo camminare insieme…”.

Aiutiamoci a rinnovare la Chiesa. Perché la Chiesa siamo noi. Non gli altri. Non gli edifici di culto. Non le cerimonie religiose. Siamo noi e la nostra vita. Gesù vive in mezzo a noi se noi con la nostra vita che si rinnova lo rendiamo presente.

Don Gianni Carparelli


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16 ottobre, 2021

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