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Viterbo - Tribunale - A dirlo in aula il titolare dell'azienda di macellazione delle carni dove un algerino e un marocchino hanno avuto la discussione

Lite finisce nel sangue al mattatoio: “Non voleva dargli una coltellata”

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Carabinieri e 118

Sul posto carabinieri e 118 – immagine di repertorio


Acquapendente – (sil.co.) – Lite finisce nel sangue al mattatoio: “Non voleva dargli una coltellata”. A dirlo in aula, davanti al giudice Francesco Rigato, un testimone importante, il titolare dell’azienda di macellazione delle carni dove il 21 agosto 2018 un algerino e un marocchino, nel giorno della Pasqua musulmana, hanno avuto una discussione in arabo finita nel sangue. L’algerino è a processo per lesioni.

Il fatto è invece successo alla Ilco di Acquapendente, alla presenza di Vincenzo Camilli, il figlio 41enne dell’ex patron della Viterbese Piero, il quale durante l’udienza di ieri ha spiegato come l’azione sia stata fulminea.

“Era mattina, i due nordafricani hanno avuto una breve discussione in arabo, poi all’improvviso l’algerino ha dato una capocciata all’algerino, una testata sul naso, che lo ha tramortito, facendolo cadere a terra svenuto. Io sono corso subito dalla vittima, mentre l’aggressore è scappato via”, ha detto.


Vincenzo Camilli

Vincenzo Camilli


Quel giorno erano in corso i festeggiamenti della Pasqua musulmana, l’Eid al-Adha, la cosiddetta festa del sacrificio perché, dopo la preghiera del mattino in moschea, vengono uccisi i montoni. L’algerino avrebbe insultato il marocchino, un suo ex dipendente che l’anno prima si era licenziato, minacciandolo di morte mentre brandiva il coltello con cui stava pulendo un montone.

“L’algerino aveva in mano un coltello, ma solo perché stava caricando gli agnelli sul suo furgone all’interno dell’area di carico delle merci dell’azienda. Lui è un cliente. Sicuramente non ha preso il coltello per aggredire la parte offesa, ce l’aveva già in mano da prima”, ha spiegato, sottolineando più volte come, tra discussione e aggressione, l’intera azione sia stata fulminea.

La vittima (difesa dall’avvocato Arianna Morelli, in sostituzione del collega Marco Valerio Mazzatosta), che ha subìto due operazioni, fu portata prima all’ospedale di Acquapendente e poi a Belcolle. L’aggressore (difeso dall’avvocato Giulio Cirimele del foro di Roma) fu arrestato dai carabinieri.

Il processo riprenderà il prossimo 12 maggio, quando sarà sentita la versione dell’algerino ed è prevista anche la discussione. 

 

 


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15 ottobre, 2021

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