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L’Irriverente -

Riflesso condizionato… dalle elezioni

di Renzo Trappolini
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Viterbo – “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Lo scrisse Dante esausto alla fine del suo giro nell’Inferno e, senza pudore nel suo anno centenario, lo si potrebbe ripetere dopo i risultati elettorali.

Ora che il solito riflesso condizionato di questo popolo con passato di eroi, navigatori e santi – e per un ventennio di fascisti – è scattato e ha funzionato non appena un manipolo di patetici esagitati in farsesca riproposizione del terribile copione di cent’anni fa ha marciato sulla Cgil.

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini


Dicono alcuni che chi di dovere (e potere) ne conoscesse i progetti ed abbia lasciato fare,  sopravvalutando l’effetto trascinamento di queste micce utili per i fuochi artificiali da accendere  a reti e giornali unificati  sullo scontro fascisti-antifascisti. Da sempre apprezzato là dove piace fare i gerarchi senza fez ma con le chiavi delle stanze del potere economico e politico. Insomma, là dove Franza o Spagna purché….

Per giorni, quel riflesso ha condizionato molta buona gente d’Italia, la quale, pur non avendo conosciuto per ragioni di età il fascismo dei propri nonni, per non sbagliare e soprattutto all’oscuro di vere proposte su pulizia, trasporti, sicurezza, scuola e sanità della città, ha trovato riparo dove comunque l’antifascismo appariva – e lo è – valore positivo cui rapportarsi per votare.

Un modo di autoassolversi di quel passato che poche famiglie in Italia lasciò indifferenti, nei vent’anni in cui – ha scritto un democratico genuino e “di sinistra” come Giampaolo Pansa – “quasi tutti erano fascisti, per convinzione, per obbligo o per quieto vivere”.

Normale, per i posteri quindi impalcarsi contro quel fascismo lì e savonaroleggiare pretendendo ripetute autosconfessioni da parte di chi non la pensa come quelli che non vengono definiti sovranisti e populisti. Senza far troppo caso che alle destre di oggi manca – almeno finora – il requisito essenziale perché il loro “patriottismo” sia da considerare fascismo  e cioè l’affermazione di esso anche mediante l’uso della forza, della violenza e della sopraffazione.

Quello che in verità e guardandoci un po’ intorno porrebbe “fuori dell’arco costituzionale e repubblicano” molta più gente ed istituzioni di quelle indicate da un esponente del Pd. Considerando, ad esempio, le sacche di schiavismo che continuano ad esserci dove c’è lo sfruttamento del lavoro (che comunque violenza è), le piantagioni del sud ma anche nel centro nord o le fabbriche dei lussi grandi firme negli scantinati delle periferie. O le e condizioni da campo di concentramento di molti luoghi di raccolta degli immigrati, fino alla tolleranza nei fatti, da parte  della politica democratica e universalistica, degli annegamenti nel Mediterraneo, della costruzione di muri ai confini degli stati, della caccia al clandestino non per rimpatriarlo ma semplicemente per rifiutarlo.

Per non parlare, sul piano mondiale, della criminale ed autolesionistica esclusione di tanta umanità dai vaccini per ragioni economiche o, sul piano individuale, della violenza su chi la legge non tutela perfino quando vuol rientrare nella sua casa illegalmente occupata.

E se non si chiama Minculpop, certa “disinformazia” predicata dai talk show piuttosto che da giornali una volta orgogliosamente indipendenti, sembra  mirare al pensiero unico e alla discriminazione fra i buoni, culturalmente in linea, e gli altri.  

Ma le elezioni son passate, il panico può cessare e Forza Nuova preparare una prossima rappresentazione.

Renzo Trappolini


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21 ottobre, 2021

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