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Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo – L’altra sera (lunedì 15) a Rai 3 è andato in onda un servizio di Report relativo all’avvelenamento dei suoli a causa delle coltivazioni delle nocciole. Servizio che finalmente ha acceso le luci sul problema della monocoltura dei noccioleti nel viterbese e in particolare tra i comuni di Caprarola e Ronciglione.
Un ottimo servizio d’informazione che ha avuto il pregio di fare chiarezza su un serio problema che da anni minaccia la salute umana a causa dell’uso massiccio di fitofarmaci. L’associazione nazionale Medici per l’Ambiente ha presentato ai giornalisti Rai gli ultimi dati del Sevizio Sanitario della regione Lazio che in maniera inequivocabile dimostrano l’alta incidenza di tumori, soprattutto melanomi, nelle aree coperte da noccioleti. Altri studiosi, intervistati dai giornalisti di Report, hanno dimostrato che la monocoltura di per sé rappresenta un grave danno per l’ambiente naturale, nonché una forte minaccia alla salute umana.
Il presidente di Assofrutti, cooperativa quest’ultima che gestisce tutta l’operazione della raccolta delle nocciole nel viterbese, alla domanda dell’intervistatore “Se l’abbandono, nelle coltivazioni di nocciole, delle pratiche chimiche a beneficio di quelle dell’agricoltura biologica possa essere la soluzione migliore per la tutela della salute pubblica”, ha subito risposto che l’agricoltura biologica nella produzione di nocciole farebbe solo dei danni perché senza il presidio chimico si diffonderebbero di più i parassiti, oggi maggiormente rappresentati dalla cimice del nocciolo e dal balanino; diffusione e aggressione di questi insetti al punto da non rendere più vendibili le stesse nocciole.
Dopo l’intervento del presidente di Assofrutti, molti telespettatori sarebbero rimasti convinti che nella coltivazione di questo frutto solo l’uso di pesticidi e diserbanti chimici avrebbe avuto senso. Ma come si dice: “Il diavolo fa le pentole e non i coperchi”, Report è andato a visitare una delle più grandi aziende biologiche del viterbese per cui le affermazioni del presidente di Assofrutti alla fine sono risultate molto discutibili. Il responsabile dell’azienda biologica infatti ha sconfessato il presidente dell’Assofrutti, dimostrando che, su un campione di 100 nocciole biologiche, solo 2 risultavano bacate dagli insetti a differenza di un maggior numero di nocciole rovinate riscontrato invece in un campione di 100 pezzi trattati chimicamente e presentati all’interno di Assofrutti.
Tutto questo dimostra, ancora una volta, la scarsa conoscenza dei processi naturali non solo in natura, ma anche negli stessi “ecosistemi” agricoli, infatti se nei campi di produzione agricola convivono più colture, come si è visto nell’azienda biologica viterbese, come ad esempio foraggio, oliveti, vigneti, frutteti vari e infine noccioleti. I parassiti presenti non avrebbero la possibilità di specializzarsi solo su una coltura, ma si diluirebbero in tutte le altre coltivazioni, apportando alla fine danni lievi e accettabili e poi, senza pesticidi si diffonderebbero i loro predatori naturali, dagli uccelli ad altri insetti antagonisti. Quindi l’alibi che l’agricoltura biologica non servirebbe a salvaguardare i noccioleti e nel contempo la salute dei cittadini è una balla colossale! Questa è la convinzione di Ennio La Malfa un vecchio ambientalista, fondatore di Accademia Kronos e creatore insieme all’allora sindaco di Caprarola, Alessandro Bruzziches, (1982) dell’attuale riserva naturale del lago di Vico; personaggio insignito del titolo di Cavaliere dal Presidente Giorgio Napolitano per il suo costante impegno a difesa dell’ambiente naturale.
Gran parte dei coltivatori di nocciole oggi sono consapevoli che i continui trattamenti chimici in agricoltura causano danni anche gravissimi alle persone, ma, confessano agli ambientalisti, che la Ferrero “predilige tali trattamenti” perché il prodotto alla fine deve avere certe caratteristiche, che forse, secondo la stessa Ferrero, le pratiche biologiche non garantirebbero. Ma la Ferrero non è quella multinazionale coinvolta negli anni passati nella distruzione delle foreste del Borneo per far spazio alla monocoltura dell’olio di palma? Ed ora questa importante multinazionale piemontese vorrebbe indurre gli agricoltori della Tuscia a stravolgere il loro ambiente naturale (in parte già fatto) solo per produrre Nutella?
Da qualche giorno si sono chiusi i lavori della COP 26 di Glasgow e li si è capito che il futuro dell’umanità è ormai legato al buon senso dei governi del pianeta…Per cui ognuno di noi, da semplici cittadini ad aziende piccole e grandi come la Ferrero, dovrebbe fare la propria parte per salvare il pianeta e dare speranze alle future generazioni affinché possano vivere in un mondo non più inquinato e avvelenato. Gli ambientalisti si chiedono: “La Ferrero da che parte sta?”.
A questo punto viene spontaneo chiedersi: cosa poter fare di concreto per evitare lo stravolgimento del territorio e nel contempo tutelare la salute umana?. Per gli ambientalisti, ma anche per associazioni storiche come Accademia Kronos e Medici per l’Ambiente, l’unica soluzione è che tutti i sindaci delle aree interessate dalla presenza di coltivazioni di nocciole, organizzino un tavolo di concertazione con i potenti della Ferrero per trovare un accordo capace di eliminare l’uso di veleni nelle colture di nocciolo. L’arma vincente di questi sindaci, più attenti alla salute dei propri cittadini e non ai profitti di alcuni, sarebbe quella di evitare, con specifiche ordinanze, come ha fatto il sindaco di Nepi, l’uso di prodotti chimici altamente nocivi alla salute umana e distruttivi per l’ambiente naturale, vedi la strage delle api a causa di questi fitofarmaci.
Intanto l’associazione ambientalista Ecoitaliasolidale sta pensando di far analizzare le creme provenienti dalle coltivazioni di nocciole, come la Nutella, per verificare se al loro interno possano trovarsi tracce di metalli pesanti o altri prodotti provenienti dai fitofarmaci irrorati nelle colture di nocciole.
Ecoitaliasolidale
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