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Viterbo - Lettere - Scrive Valentina Uselli, titolare di un bar a via San Lorenzo, che ogni giorno è costretta a combattere contro chi pone ostacoli alla sua attività

“Voglio solo lavorare… chiedo troppo?”

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Il Caffè delle arti

Il Caffè delle arti

Riceviamo e pubblichiamo – Sono Valentina Uselli e da un anno o poco più ho aperto un bar in via San Lorenzo.

Avviare questa nuova attività, per me, è stato tutt’altro che facile: ho dovuto rasserenare mio padre, un po’ scettico riguardo questa scelta, in primis per il periodo economico che stiamo vivendo e non meno per il fatto che mi mancano pochi esami alla laurea.

Malgrado ciò mi sono attivata per portare avanti la mia scelta e cercare così di creare un posto di lavoro per me, il mio compagno e in seguito per la ragazza, anche lei universitaria prossima precaria, che in questo momento lavora con noi.

Sono riuscita nel mio intento. Ora, però, qualcuno vorrebbe che io chiudessi e le istituzioni, in particolare l’amministrazione comunale, sta consentendo a queste persone di agire liberamente in questo loro desiderio di vedere tutti i locali di fronte il loro ingresso casalingo chiusi.

Mi spiego meglio: quattro mesi fa ho chiesto all’ufficio commercio del comune di Viterbo la deroga oraria fino alle 2 (che tutti i locali del centro hanno). In precedenza avevo già avuto richiami da parte da dei signori.

L’estate scorsa, poi, ho chiesto di posizionare tavoli e sedie all’esterno del mio locale e ho ottenuto il permesso perché c’erano i presupposti. Nonostante ciò questi signori hanno strattonato le sedie e sono andati più volte all’ufficio di competenza del comune per lamentarsi di questa concessione.

All’epoca ho lasciato correre. Da tre mesi a questa parte, però, l’accanimento sta diventando assurdo: tutti i venerdì e i sabato le forze dell’ordine vengono sollecitate da queste persone per lo schiamazzo della gente che si intrattiene davanti al mio bar. Richiami che avvengono a mezzanotte e non alle cinque di mattino e sulla via pubblica.

Nel frattempo, sempre queste persone hanno presentato al comune due esposti con firme, che secondo mie verifiche sono poi risultate in parte false e che, nonostante ciò, hanno causato la revoca della mia deroga oraria.

Ora mi chiedo come è possibile che l’amministrazione comunale non sia intervenuta accertandosi delle firme (che non sono autenticate da alcun documento) e soprattutto che non abbia tutelato una giovane, come mi definisce mio padre “kamikaze”, che ha voluto e potuto crearsi un suo spazio nel mondo del lavoro, che prova a essere ottimista e, ogni giorno, si alza e lavora circa 18 ore.

Una ragazza che non né “choosy” né “bambocciona”. La situazione è critica, ogni giorno chiudono negozi e le persone perdono continuamente il posto di lavoro.

Non solo, devo sentirmi quasi perseguitata da delle persone che non hanno rispetto ma, ciliegina sulla torta, completamente abbandonata e ammonita ingiustamente o per indifferenza da chi, invece, mi dovrebbe tutelare. Mi chiedo perché questo accanimento: ho 24 anni, lavoro e studio. Con la mia attività ho creato tre posti. Non ho mai commesso alcun reato, ma mi sento perseguitata come se commettessi un crimine. Voglio solo lavorare… chiedo troppo?

Valentina Uselli
Titolare del bar in via San Lorenzo


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5 marzo, 2013

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