Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Il parlamento si chiama parlamento perché davanti a decisioni importanti i suoi membri dovrebbero confrontarsi analizzando i pro ed i contro delle relative conseguenze sull’economia, la società e la vita delle persone.
Carlo Giovanardi
Leggo viceversa che nell’ambito della legge di bilancio, dove si tratta di far quadrare i conti dello stato, un emendamento del fronte animalista, malgrado le obiezioni sollevate da più parti in Commissione, ha stabilito la chiusura immediata in Italia degli allevamenti di animali da pelliccia. Come ex ministro dei rapporti con il parlamento ed ex vicepresidente della camera dei deputati spero che la presidenza del senato e la presidenza del consiglio non permettano l’inserimento di questo emendamento nel maxi emendamento governativo sul quale i senatori non facenti parte della Commissione Bilancio potranno esprimersi soltanto con un si o un no sulla inevitabile questione di fiducia.
Può darsi infatti che gli animalisti abbiano ragione, ma sarebbe molto utile che un provvedimento di questo tipo venisse discusso e approfondito per rispondere ad alcune domande. Per esempio, come nel caso del nucleare, dove la chiusura delle centrali nel nostro paese ci costringe a dipendere dal nucleare francese, la nostra produzione di pellicceria di moda made in Italy chiuderà i battenti o sarà semplicemente costretta ad approvvigionarsi di pelli dai paesi dove l’allevamento non è proibito?
E, posso anche sbagliare, ma l’alternativa alle pellicce non sono prevalentemente indumenti sintetici prodotti con derivati del petrolio, con tutti i problemi ambientali che le varie Greta ci ricordano ogni giorno, chiedendo a gran voce l’abbandono delle estrazioni in tutto il mondo? E poiché questo parlamento ha già provveduto alla terza lettura della riforma della Costituzione prevedendo la tutela degli animali al pari di quella degli esseri umani, ci troveremo in qualche futura legge finanziaria emendamenti per proibire eventualmente in Italia gli allevamenti intensivi avicoli e suinicoli?
Può anche darsi che in futuro si arrivi a conclusioni di questo tipo sacrificando sull’altare dell animalismo più estremista milioni di posti di lavoro e le nostre gloriose tradizioni di trasformazione di prodotti di origine animale, ma è troppo chiedere che decisioni di questo tipo vengano prese dopo un dibattito serio, alla luce del sole, e non con colpi di mano all’interno di una Commissione nell’ambito di leggi di bilancio che hanno tutt’altre finalità?
Carlo Giovanardi
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