Roma – Nel Lazio i contratti stipulati a donne sono inferiori a quelli degli uomini. Al di sotto del 50% del totale. E di questi, soltanto il 15% è a tempo indeterminato. Dopo due anni di pandemia, la possibile ripresa economica per le donne è all’insegna della precarietà e della discontinuità occupazione. Ad evidenziarlo è il Gender Policies Report, elaborato dalla struttura Mercato del lavoro dell’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche).
A livello nazionale sono invece a tempo indeterminato solo il 14% dei nuovi contratti. Il 49,6% di tutti i contratti femminili, inoltre, è a tempo parziale, contro il 26,6% degli uomini. Si ampliano poi i divari territoriali, con 4 i diversi scenari regionali per occupazione creata, livello di stabilità e numero di ore lavorate dalle donne.
Viterbo – Una manifestazione
Il Report, diviso in 9 capitoli, spazia dal contesto demografico al mercato del lavoro, per concentrarsi infine su un’analisi delle principali politiche innovative in ottica di genere (Pnrr e gender procurement) e del sistema di relazioni industriali in prospettiva di genere.
“In questo anno e mezzo di pandemia – ha spiegato Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp – le donne hanno dovuto affrontare uno stress test particolare dovendo moltiplicare gli sforzi e spesso trovandosi di fronte al bivio di scegliere tra lavoro e famiglia. L’aumento delle diseguaglianze di genere è cresciuto e parte da un dato strutturale dell’occupazione che vede al 67,8% il tasso di occupazione degli uomini e al 49,5% quello delle donne. È chiaro che la pandemia non ha fatto che allargare questo divario, per questo occorre intervenire non tanto con bonus o iniziative spot ma iniziando a adottare, sin dalla fase di progettazione, una valutazione di quali possono essere gli effetti su uomini e donne di politiche concepite come universali e quindi neutre. Un metodo e una sfida che l’Europa ci chiede dal 2006 e che di recente ha ribadito lo stesso Parlamento europeo nella risoluzione sul Next Generation Eu. Purtroppo, la questione della scarsa quantità e qualità dell’occupazione femminile nel nostro Paese continua ad essere percepita come una questione di parte: la questione non è solo di pari opportunità di genere, ma di sviluppo economico di un Paese che continua a lasciare in panchina metà della sua formazione vincente”.
Viterbo – Una manifestazione
Il Report evidenzia come nel primo semestre del 2021 i nuovi contratti attivati sono 3.322.634 di cui 2.006.617 a uomini e 1.316.017, il 39,6% del totale, a donne. Il 35,5% sono rivolti a giovani under 30, mentre oltre il 45% si colloca tra i 30 e i 50 anni senza rilevanti differenze di genere. Prevalgono per entrambi le forme contrattuali a termine, ma l’incidenza della precarietà e discontinuità per le donne è maggiore, con un ruolo prevalente della piccola impresa fino a 15 dipendenti.
La ripresa non avviene poi alla stessa velocità e con lo stesso modello in tutte le regioni italiane. Un dato comune, in tutte le regioni i contratti stipulati a donne sono sempre inferiori a quelli degli uomini. Le donne sono un terzo del totale in Basilicata, Sicilia e Calabria. Sono sotto il 40% in Calabria, Molise, Puglia, Lombardia, Abruzzo e Lazio. Tutte le altre regioni si collocano tra il 41% e il 46,5%.
Daniele Camilli
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