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Viterbo - Sono stati 1116 in 12 mesi, 4 nella Tuscia - I dati dell'osservatorio Vega

Lavoro, la mappa dei morti nel 2021

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Viterbo – La mappa della morte, e quella dei morti, sul lavoro. Nel 2021. 1116 in 12 mesi. La seconda dozzina da quando è iniziato il Covid. Un dramma che non conosce fine. Numeri senza nomi. In tutta Italia. Gente precipitata da un’impalcatura o schiacciata da chissà cosa. Nella Tuscia sono stati 4, con un indice di incidenza sugli occupati del 35,3. I dati sono dell’osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering su base Inail.

“Tuttavia – spiega il presidente dell’osservatorio Mauro Rossato – i numeri assoluti non bastano a definire l’emergenza nel paese. Perché, come diciamo da sempre, è l’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa a descrivere correttamente e obiettivamente l’emergenza, regione per regione. Ed è così che la Lombardia, che conta il maggior numero di vittime in Italia, ma anche il maggior numero di persone occupate, è anche quella più sicura, perché l’incidenza di mortalità è la più bassa d’Italia”.


Lavoro

Lavoro


Una fotografia drammatica che racconta un’emergenza morti bianche all’inizio del terzo anno di pandemia Covid. Un ritratto che l’osservatorio ha voluto rappresentare ai colori delle zone rossa, arancione, gialla e bianca utilizzate anche per suddividere i territori regionali più o meno colpiti dalla pandemia.

A finire in zona rossa per le morti bianche nel 2021 con un’incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale sono: Puglia, Campania, Basilicata, Umbria, Molise, Abruzzo e Valle D’Aosta. In zona Arancione: Trentino Alto Adige, Piemonte, Marche e Friuli Venezia Giulia. In zona Gialla: Liguria, Lazio, Sicilia, Veneto, Emilia Romagna, Sardegna e Toscana. In zona Bianca: Lombardia e Calabria.


Morti bianche - La mappa del 2021 e il confronto con il 2020 - Dati osservatorio Vega

Morti bianche – La mappa del 2021 e il confronto con il 2020 – Dati osservatorio Vega


“La pandemia – commenta l’osservatorio Vega – ci ha obbligati da diversi mesi a vivere l’Italia ‘a colori’. Ma ci ha anche insegnato che i colori possono raccontare l’emergenza in modo più semplice ed efficace. Per questo l’osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre ha deciso di utilizzare gli stessi colori per descrivere in modo più leggibile e incisivo le tragedie che si consumano nella quotidianità lavorativa. Si tratta, dunque, di una zonizzazione sulla base della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, parametrata su un’incidenza media nazionale (Im=38,5 infortuni mortali ogni milione di occupati).

Numeri assoluti e incidenze producono invece graduatorie differenti. “Tant’è vero che – spiega una nota dell’osservatorio – a guidare la classifica del maggior numero di vittime in occasione di lavoro è la Lombardia (107). Seguono: Campania (101), Piemonte (79), Lazio (77), Emilia Romagna (76), Puglia (73), Veneto (70), Toscana (46), Sicilia (42), Abruzzo (35), Marche (25), Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (23), Liguria (22), Umbria (21), Sardegna (17), Molise (15), Basilicata (14), Calabria (13) e Valle D’Aosta (3).
Nel report allegato il numero delle morti in occasione di lavoro provincia per provincia”.


Terni - Carabinieri - Nucleo tutela lavoro

Nucleo tutela lavoro


Da gennaio a novembre del 2021 sono state 1.116 le vittime sul lavoro registrate in Italia. Di queste, sono 882 (-7,4% rispetto al 2020) quelle rilevate in occasione di lavoro, mentre 234 (+17,6 % rispetto al 2020) sono quelle decedute a causa di un incidente in itinere.
A fine novembre 2021 si registrano 99 vittime in più rispetto a fine ottobre 2021.


Lavoro - Un cantiere edile - Foto di repertorio

Lavoro


Per quanto riguarda i settori, è quello costruzioni a contare il maggior numero di lavoratori deceduti in occasione di lavoro (111 dall’inizio dell’anno). seguono: attività manifatturiere (98), trasporto e magazzinaggio (87), commercio, riparazione di autoveicoli e motocicli (73). La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 45 e i 64 anni (606 su un totale di 882). Ma anche qui, valutando il dato rispetto al numero di occupati per fascia di età, si scopre che è più a rischio il lavoratore over 65, con un’incidenza di mortalità del 196,7, mentre tra i 55 e i 64 anni l’incidenza scende a 90,2, tra i 45 e i 54 anni a 38,6 e tra i 35 e 44 anni a 15,7. L’incidenza di mortalità minima è nella fascia di età tra 25 e 34 anni, pari a 11,3, mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l’incidenza risale a 28 infortuni mortali ogni milione di occupati.

“Questo – spiega l’osservatorio Vega – dimostra che le fasce di età dei più giovani e soprattutto dei più anziani sono quelle più a rischio di infortunio mortale. Aspetto da tenere in considerazione vista la propensione del legislatore di posticipare l’età di pensionamento”.
 
Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nei primi undici mesi del 2021 sono 85 su 882. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro da gennaio a novembre del 2021 sono 132. Il lunedì continua invece ad essere il giorno in cui si è verificato il maggior numero di infortuni nei primi dieci mesi dell’anno.
 
In aumento infine le denunce di infortunio (+2,1 %) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Da gennaio a novembre 2021 sono state 502.458. Erano 492.150 a novembre 2020. Diecimila infortuni in più nel 2021 rispetto al 2020.

Daniele Camilli


– Gli infortuni mortali in Italia – Gli infortuni mortali in Italia: I dati per provincia


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12 gennaio, 2022

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