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Cultura - Ha ragione don Emanuele Germani nel riaffermare la forza di una tradizione che lega Viterbo ai papi

Un museo dei conclavi per essere al centro del mondo

di Filippo Rossi
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Filippo Rossi

Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto con interesse l’intervento di don Emanuele Germani che su Tusciaweb ci ha ricordato lo stretto legame tra la città di Viterbo e la storia dei conclavi.

È davvero un peccato che l’informazione nazionale si sia ancora una volta dimenticata di raccontare le origini del conclave, di raccontare all’Italia e al mondo intero che non esisterebbe il conclave moderno senza quei viterbesi che, nel lontano 1270, chiusero a chiave (cum clave) i cardinali nella sala grande di Palazzo dei Papi in modo da farli decidere il prima possibile.

Ecco, ha ragione don Emanuele nel riaffermare la forza di una tradizione, la forza della storia. Ed ha ragione quando esorta i viterbesi a riappropriarsi di quel pezzo di universalità.

Voglio provare a raccogliere la sfida culturale e portarla sul campo amministrativo. Perché non bastano i libri e le pubblicazioni, non bastano i convegni a porte sostanzialmente chiuse, non bastano gli articoli su giornali, non bastano, nemmeno, le tipiche recriminazioni di chi, per pigrizia mentale, non riesce a uscire dall’angolo della non-decisione, della non-azione.

Cosa fare, allora? Faccio una proposta nata proprio dall’articolo di don Emanuele, lancio uno spunto di discussione, una scheggia di possibile futuro: perché i soggetti interessati – comune, curia, università – non lavorano seriamente alla creazione di un’esposizione permanente sulla storia dei conclavi?

Penso a un museo multimediale unico al mondo su questa materia: sarebbe sicuramente capace di attrarre flussi notevoli di turismo religioso e culturale: quadri, video, musiche, pergamene, libri, proiezioni, ricostruzioni didattiche, costumi… il tutto in un contesto esteticamente eccezionale e storicamente coinvolgente come il restaurato e pochissimo utilizzato palazzo dei papi.

La sinergia economica e culturale tra soggetti distinti ma ugualmente interessati garantirebbe il sicuro successo di un progetto che potrebbe contribuire fortemente a portare Viterbo, la sua storia, la sua tradizione, all’interno di flussi turistici altrimenti impossibili da intercettare. A riportare Viterbo al “centro del mondo”.

Questo museo dei conclavi potrebbe infatti diventare in pochi anni un unicum mondiale e, quindi, una tappa obbligata per chi vuole sapere di più su un evento che, ciclicamente, ritorna al centro dell’attenzione mondiale.

Ragioniamoci, tutti insieme.

Filippo Rossi


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2 marzo, 2013

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