![]() Renzo Trappolini |
– E’ gratificante ricevere, nella notte dei risultati elettorali, la telefonata del direttore Galeotti che chiede una prima impressione, non un’opinione definita, a chi considera “democristiano” e per di più, bontà sua, “candido” (ma il povero senatore Della Porta ammoniva a lasciarci un po’ di liberalismo negli atteggiamenti).
L’assenza da casa, e soprattutto dal computer, fa rinviare la risposta al mattino, con la ribellione (tanto è di moda) che resta verso quel ciuffo da intellettuale popolare del consigliere di Bersani mandato a sostituire la malata Bindi da Vespa, quando definiva “infame” la legge elettorale – quella che consentiva al Pd, con poco più del 20% reale (considerando cioè anche chi non ha votato) di prendersi il 54% dei seggi alla camera – sol perché la cosa giovava a Berlusconi al Senato.
Naturale per un democristiano, infatti, ricordare quando lo stesso aggettivo “infame” veniva usato per condannare la cosiddetta legge truffa di De Gasperi, la quale, però, riconosceva il premio di maggioranza solo a chi avesse avuto almeno il 50% più uno dei voti validi.
Oggi, invece, ancora “doppiezza” come una volta?
Oppure Bersani ha davvero capito la lezione di De Gasperi che non volle mai governar da solo e quella di Moro e Andreotti che nel ’78 si accordarono addirittura con l’avversario storico, il Pci?
Cercherà, il futuro incaricato di formare il governo, l’unico alleato che potrebbe consentire il cambio politico in Italia, che non sono solo i vitalizi dei parlamentari, e cioè il Movimento 5 stelle, il quale si servì del vaffa, ma per poi proporre poi cose concrete ed il mutamento di passo, dalla furbizia e dagli interessi di parte, per affrontare di petto la crisi e l’austerità in e con l’Europa?
Il salario minimo garantito non è un’invenzione italiana. C’è in altri paesi e può diventare volano dei consumi e della ripresa: più dell’Imu (che è giusto rivedere ma non riguarda tutti) o del problemai esodati, che non sono tutti i lavoratori e quelli che il lavoro lo cercano.
Cose, queste, su cui sono state fatte polemiche di retroguardia da chi, fino a pochi mesi fa o predicava o approvava rigore e tasse. L’austerità, peraltro imposta da una lettera di tecnocrati prima che dall’Europa politica, non basta e il coinvolgemento di tutti sul si all’Europa è indispensabile per un paese che rappresenta solo lo 0,85% della popolazione mondiale e senza l’Ue non sopravvive.
E’ ora, dunque, di guardare avanti e Bersani ha la possibilità di accordarsi con un Renzi vero, che si chiama Grillo e che ha più di cento deputati.
A meno che la memoria non vada più indietro e ci si ricordi dei governi della prima unità nazionale del dopoguerra, quelli con Corbino e Nenni, Einaudi, Togliatti e De Gasperi. Quelli che ricostruirono l’Italia e avviarono il percorso europeo.
P.S.: Anche se la fantasia degli ultimi dc al potere è sempre viva, a Viterbo, e pure per il Comune, meglio pensare che queste elezioni politiche portano a voltar pagina.
Renzo Trappolini
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