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Elezioni 2013 - Il sociologo analizza i risultati delle politiche e pensa già alle comunali

Grillo? Un segnale anche per le comunali…

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

– Le interpretazioni della tornata elettorale del 24 e 25 febbraio forse si potranno fare correttamente solo riflettendoci più a lungo, ma qualche commento si può già azzardare, soprattutto nella prospettiva delle elezioni amministrative comunali che coinvolgeranno Viterbo tra qualche mese.

La prima questione che balza gli occhi è che il bipolarismo ha nuovamente fallito; solo che questa volta non è stato tanto il centro a sparigliare le carte, quanto il Movimento 5 stelle.

Un movimento che non solo ha sconvolto il quadro politico, ma anche gli assi cartesiani della politica: siccome non è collocabile né a destra, né a sinistra – condividendo alcune cose dell’una e dell’altra – ha denunciato la obsolescenza di certe categorie interpretative del panorama politico italiano. Il Movimento non sta a destra o a sinistra, sta sopra, o sotto o di lato, fate voi. Perché il boom del movimento di Grillo?

Non è merito dell’ex comico, quanto demerito – fallimento direi – dei partiti politici tradizionali che hanno sguazzato negli scandali, nel non fare, nel minimalismo delle loro proposte e che non hanno saputo fare né pulizia di idee, né pulizia di personaggi al loro interno. Così, quella gente che non aveva voce, che vedeva la politica passare sulla propria testa sottraendole persino il gusto di vivere, che si sfogava nei social network sapendo benissimo di parlare al vento, alla prima occasione propizia si è fatta sentire.

Il Movimento 5 stelle al momento non ha una proposta politica praticabile, sia detto senza tanti giri di parole; non sa come fronteggiare l’Europa, la politica internazionale, come governare la crescita facendo quadrare i conti, non sa come mediare tra impresa e lavoratori in un’ottica globale; è nato per denunciare, per sfogare la rabbia e l’indignazione e basta. E’ populista, forse è giacobino, certamente è protestatario, è utopistico piuttosto che utopico, probabilmente è settario, certamente è autoreferenziale.

Che cosa è veramente lo vedremo in Parlamento, quando i suoi rappresentanti dovranno lavorare nelle commissioni, scegliere nelle votazioni, ecc. Può anche darsi che le cose vadano diversamente e persino magnificamente, ma per ora il quadro è questo; è quanto ammettono quasi tutti i commentatori di maggiore autorevolezza politica e culturale italiani e stranieri. Abbiamo di fronte partiti della seconda repubblica che non si sono accorti che Sagunto bruciava e continuano a discettare sugli 0,6 per cento; ma abbiamo anche di fronte grillini armati per lo più di un gioiosa forza iconoclasta: così il quadro politico italiano sembra caratterizzato soprattutto dalla irresponsabilità.

Nei dibattiti del post voto ben pochi hanno ammesso la sconfitta e nessuno si è preoccupato di analizzare il perché della vittoria del Movimento 5 stelle, facendo ammenda dei propri errori.

Quali sono i segnali per Viterbo? Un ammaestramento severissimo per i partiti tradizionali; una sinistra che continua a non sfondare in città, ormai da quasi mezzo secolo, a causa delle sue rigidità e dei suoi dogmatismi interiori e una destra che oggi scopre di essere rimasta soltanto con lo zoccolo duro del suo elettorato, perdendosi quasi tutto quello di opinione. Ma un segnale che vale anche per le liste civiche, affinché non riproducano i giochini e le giravolte che stanno condannando la politica tradizionale.

Si dirà che le amministrative non sono le politiche; che a livello locale il voto personale, il criptovoto di scambio, le reti delle lobby socioeconomiche e culturali, i problemi quotidiani hanno un’incidenza maggiore. E’ vero. Ma se l’effetto alone dell’ebbrezza della vittoria grillina non si spegne nei tre mesi scarsi che ci separano dalle comunali, molti nell’urna potrebbero ripetere la propria indignazione, sconvolgendo il quadro e portando ad una situazione ingovernabile molto simile a quella nazionale.

E non si illudano, la destra o la sinistra, di portare il voto di protesta dalla propria parte: certo di Masanielli infinocchiati dai vecchi potentati è piena la storia, ma qui ci sono soggetti politici nuovi che diffidano equamente della destra, della sinistra e del centro. I blog sono pieni di proclami che magari con linguaggi e idee approssimative fanno di ogni erba un fascio, ma che sembrano indisponibili a manovrine di corridoio; non si convinceranno con le solite mosse delle marionette. Nei prossimi mesi, in vista della comunali, è probabile che le varie forze in campo si ingegnino a come intercettare il voto di protesta dei grillini: in ogni caso, le formazioni politiche vecchie e nuove dovranno presentarsi al giudizio degli elettori viterbesi senza che ricorrere a furbizie, a litigi da condominio e a trite demagogie.

Sarebbe opportuno che i candidati sindaci fin da ora squadernassero il loro programma, dicendo cosa vogliono fare dei soldi dei cittadini, soprattutto quali sono le loro priorità. Perché a Viterbo esistono priorità ben precise, che certi pronunciamenti popolari hanno evidenziato chiaramente.

Di certo, i cittadini viterbesi vogliono chiarezza, onestà, programmi precisi, che si dica loro cosa si può fare e cosa non si può fare; e, soprattutto, nessun candidato pensi realmente di vincere parlando di croissant, quand’anche a un solo viterbese mancasse il pane.

Francesco Mattioli


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27 febbraio, 2013

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