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Viterbo - Elezioni comunali - Alvaro Ricci (Pd) sostiene: "Nel partito mai discusso di nomi" - Dal voto per il capo dello stato possibili indicazioni per alleanze, Forza Italia ma non solo

“Troncarelli ha esperienza e qualità, ma il candidato sindaco lo deciderà la coalizione”

di Giuseppe Ferlicca
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Alvaro Ricci

Alvaro Ricci

Viterbo - Alessandra Troncarelli

Viterbo – Alessandra Troncarelli

Viterbo – Elezioni comunali a Viterbo, il Pd al lavoro. Non da oggi, come spiega l’ex capogruppo Alvaro Ricci. Ad ampliare la coalizione con persone che abbiano: “esperienza, competenza e concretezza”. Guardando a quanto avvenuto per il bis di Mattarella. Mentre per il sindaco: “Deve essere autorevole e capace di fare sintesi”. Si parla di dell’assessora Troncarelli: “Ha capacità e qualità, ma nel Pd la discussione sui nomi non è mai iniziata”.

Alvaro Ricci, per le elezioni anticipate al comune di Viterbo manca solo la data. Il Pd come si sta preparando?
“Da tempo – spiega Ricci – stiamo lavorando per trovare un’alternativa alla disastrosa amministrazione Arena, prima ancora che cadesse, quando ancora eravamo in consiglio comunale, su programma e alleanze. Anche alla luce degli esiti parlamentari sul voto per il presidente della repubblica, crediamo che ci siano i presupposti, peraltro annunciati dal nostro segretario Letta, di allargare il campo anche a forze liberali presenti nello scenario politico. Ovviamente con alcuni paletti, essere europeisti e atlantisti è imprescindibile”.

Dalla rielezione di Mattarella vede ripercussioni a Viterbo?
“Ne è uscito un centrodestra frantumato. Oggi noi abbiamo bisogno di forze politiche capaci di aggregare. Viterbo non può esimersi da questo, del resto le avvisaglie delle difficoltà nel centrodestra a stare insieme le abbiamo viste. In comune e poi si sono materializzate in provincia, con i “grandi elettori”, chiamiamoli così, consiglieri comunali e sindaci, per l’elezione del presidente a palazzo Gentili”.

Europeisti e atlantisti per un alleanza a palazzo dei Priori, nient’altro?
“Non voglio usare formule. Quelle caratteristiche rappresentano la base di qualsiasi dialogo. Poi, calandoci nella realtà di un’amministrazione comunale occorrono altri requisiti. La concretezza, l’esperienza e la competenza. La prossima amministrazione che uscirà dal voto, si pensa a tarda primavera, dovrà realizzare una serie d’interventi con la marea di risorse messe a disposizione dal Pnrr. Non serviranno grossi voli di fantasia, ma come ripeto: esperienza, competenza e concretezza. Aggiungerei anche afflato non solo politico, ma anche personale fra i protagonisti chiamati a gestire le risorse. Da qui dovrà nascere un’alleanza”.

Provando a essere un po’ più diretti, nel capoluogo guardate ad Azione e M5s di certo e Forza Italia?
“Come ho detto è tutto in questo quadro che scaturisce in modo chiaro dal voto per il capo dello stato. C’è una scomposizione secondo me inevitabile nel centrodestra. Da una parte forze europeiste e dall’altra sovranisti e populisti come FdI. C’è anche una parte della Lega la cui evoluzione va seguita e ruota attorno ai tre governatori e al ministro Giorgetti. Il Pd non può che guardare con attenzione al quadro generale. Non so cosa accadrà a Viterbo, di certo noi lavoriamo per creare le condizioni politiche e amministrative per migliorare e crescere”.

Per il candidato sindaco continua a circolare il nome dell’assessora regionale Alessandra Troncarelli. Sarà lei?
“Nessuno può mettere in dubbio l’esperienza e le qualità di Alessandra, ma posso assicurare come nel Pd la discussione sul nome non sia nemmeno iniziata. Spetterà alla coalizione, a chi condividerà e arricchirà il programma individuare e concordare un candidato sindaco che rappresenti tutti, con pari dignità per tutti. Mi viene un paragone col pentapartito anni 80, quando di fronte a una fortissima crisi, fu data pari dignità a forze laiche, socialiste e liberali, pur in un contesto in cui la Dc era forza egemone. Pari dignità pure nel rispetto della rappresentanza data dal voto popolare. Quell’esperienza portò alla presidenza del consiglio, primo nella storia repubblicana, un socialista, Bettino Craxi. Fu un governo di riforme e sviluppo economico, oltre a porre il nostro paese in primo piano in politica estera e contesti internazionali”.

Qualcuno pensa che potrebbe essere lei, invece, il candidato sindaco.
“Figuriamoci. Il dibattito non è iniziato su nessuno. Il Pd ha certamente persone che possono rivestire quel ruolo. Ma la scelta sarà la sintesi di un lavoro su programmi e coalizione, fondato sulla pari dignità tra i vari soggetti che lo comporranno. Il Pd non lancia opa, anche se vuole essere centrale in questa fase”.

Guardando a futuri nuovi equilibri, il voto in provincia con l’intesa Pd-FI è stata la svolta?
“Io ci terrei a precisare che non è stata la provincia a mettere in crisi e far cadere il comune di Viterbo. L’accordo, a mio modo di vedere, nasce invece da una crisi politica in comune. Che era del tutto evidente”.

Chi arriverà a palazzo dei Priori si troverà a gestire investimenti dal Pnrr e non solo. Che impegno sarà?
“Si tratta d’investimenti già determinati. Per la qualità dell’abitare sono una trentina di milioni. Per la rigenerazione urbana ce ne sono 12, perché 8 non sono stati finanziati. Ma Viterbo sarà protagonista anche per altri finanziamenti enormi, dalla regione e dallo stato. La riqualificazione epocale, dell’ex ospedale grande per 40 milioni, altri 20 per il San Simeone, l’ex sede del 118. Altri fondi per l’eliminazione del passaggio a livello. L’amministrazione comunale dovrà effettuare modesti interventi finanziari per ulteriori opere che servano a ricollegare questi straordinari programmi, nati in modo scoordinato l’uno dall’altro. Serve una ricucitura. Non c’è da fantasticare molto, le risorse da mettere in campo sono quelle, mancano progetti esecutivi, poi gli appalti”.

Nient’altro?
“C’è ovviamente l’ordinaria amministrazione che è fondamentale. Ma non servono grandi sondaggi per capire che bisogna lavorare su decoro urbano e verde pubblico dopo la gestione inesistente passata. Ritorno sul punto. Serve gente capace e con esperienza, un gruppo d’amministratori con rapporti non solo politici ma anche personali di fiducia tra loro. E un sindaco autorevole, in grado di fare sintesi. La prossima amministrazione passerà alla storia come quella che avrà rivoluzionato Viterbo o per l’incapacità d’avere portato a compimento quanto prefissato”.

Tornando alla parte più politica che interessa il Pd, sempre secondo indiscrezioni, potrebbe esserci una seconda lista d’ispirazione Dem, con candidata sindaca Luisa Ciambella. Si ripeterà quanto avvenuto nel 2018?
“Ma il Pd è uno solo, non ce ne sono altri. Dentro il Pd non c’è un’opposizione. Ci sono punti di vista diversi, come emersi in consiglio comunale, ma non si tratta di una minoranza interna. Il Pd non è spaccato, il Pd è uno. Ci sono una segretaria, un esecutivo, una direzione e rappresentano l’unanimità del partito”.

Eppure le voci sulla lista circolano.
“Se qualcuno intende prendere strade diverse, non c’è una scissione o Pd spaccato. Legittimamente dirigenti, consiglieri possono imboccare una via alternativa, diversa dal Partito democratico, ma non significa che ci siano due linee diverse, come la volta scorsa e che portarono alla lacerazione. Nelle sedi deputate, quando ci si confronta, il partito è unito, molto compatto. Io dico sempre che visioni diverse sono benvenute, il confronto è il sale della democrazia”.

Giuseppe Ferlicca


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