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Roma - Se lo chiedono il consigliere regionale Giancarlo Righini e il consigliere comunale Federico Rocca, di Fratelli d'Italia

“250 milioni di fondi pubblici per la discarica di Malagrotta, per farci cosa?”

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Giancarlo Righini

Giancarlo Righini

Roma – Riceviamo e pubblichiamo – “Aleggia un dubbio sull’annuncio dei 250 milioni di fondi pubblici destinati, si dice, a “tombare” definitivamente quella che è stata per oltre quarant’anni la discarica più grande d’Europa. Non è che questa improvvisa ed insolita sinergia tra governo, regione e comune, sostenuta da così ingente investimento prelude ad una sorta di riattivazione degli impianti di Malagrotta?

Cosa si inventeranno Zingaretti e Gualtieri, vista anche l’inconcludenza del Piano rifiuti regionale e dopo aver cercato in tutti i modi di scaricare quanti più rifiuti possibili nei comuni della provincia e nei siti di stoccaggio e smaltimento degli altri capoluoghi del Lazio, del resto quasi tutti ormai saturi e posti sotto osservazione dall’Arpa?

Sono trascorsi già nove anni dalla chiusura di Malagrotta ed è legittimo chiedere quando si potrà dire ai cittadini che le condizioni ideali di salubrità ambientale e salute pubblica sono stare ripristinate.

A fronte di un così ingente impiego di denaro come mai non è stato contestualmente presentato un piano di lavori? Forse perché un progetto di “capping” è già stato stilato da tempo? E se ciò è avvenuto l’amministrazione capitolina lo ha approvato? E’ ancora valido?

Sul piano strettamente finanziario poi c’è da chiarire se questi 250 milioni vanno a integrare altri fondi già esistenti, quali per esempio quelli derivanti dalle quote che il gestore avrebbe dovuto accantonare, detraendole dalla somma percepita per ogni tonnellata di rifiuti smaltita. Ricordando inoltre che ogni contribuente si vede aggiungere sulla Tari una quota riservata alle spese di messa in sicurezza del sito una volta cessata l’attività dello stesso e tenendo presente che Malagrotta è stata in funzione per alcuni decenni, ci si chiede come mai di questo ingente flusso di denaro versato dai cittadini le istituzioni non ne stanno dando conto, mentre dovrebbero dichiarare a quanto ammontano e se sono ancora disponibili.

A proposito della bonifica dell’area, sappiamo che la Ue sta da tempo monitorando quanto fatto sin ora per la messa insicurezza di Malagrotta, anche se ancora non si è arrivati alla procedura d’infrazione. Dunque si tratta di capire cosa ancora si deve fare e cosa è stato fatto. Per esempio il cosiddetto Polder (diaframma impermeabile intorno agli invasi della discarica per evitare l’inquinamento del terreno) già realizzato risponde ai requisiti richiesti? L’impresa che lo ha realizzato è stata pagata?”.

Così in un comunicato Giancarlo Righini vicepresidente della commissione regionale Ambiente e consigliere di Fdi alla regione Lazio, Federico Rocca consigliere comunale di Fdi in assembela capitolina.


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31 gennaio, 2022

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