Riceviamo e pubblichiamo – Rischia di chiudere Villa Buon Respiro.
Il 30 marzo di quest’anno potrebbe iniziare il processo che porterà alla chiusura di Villa Buon Respiro, cancellando più di quarant’anni di storia al servizio dei disabili, quarant’anni in cui questa struttura è stata all’avanguardia in molti campi: dall’inserimento scolastico nelle scuole pubbliche di Viterbo, all’inserimento nel mondo del lavoro di molti dei suoi assistiti attraverso l’apertura di una cooperativa di lavoro, alla collaborazione fattiva e creativa con i servizi della Asl di Viterbo, con il dsm, con la casa circondariale di Viterbo ecc..
Ora tutto questo rischia di finire, ma perché?
– Perché, come dice il commissario straordinario della Asl di Viterbo in una lettera del 21 dicembre 2012, non si sono trovati documenti che giustifichino lo stato attuale di Villa Buon Respiro;
– perché la Regione Lazio, nella persona del dottor Ciarlo, sostiene che del trasferimento di 27 persone assistite da Villa Buon Respiro nelle case famiglia, o microcomunità o microstrutture, chiamatele come volete, ma dove loro vivono, non ne sapeva niente.
Cioè Villa Buon Respiro potrebbe morire facendo mancare l’assistenza e la cura a 230 persone disabili, l’aiuto a 230 famiglie le quali non saprebbero più dove trovare lo stesso tipo di intervento, e gettando sul lastrico 180 lavoratori, solo perché:
– dopo dieci anni, qualcuno alla Asl di Viterbo dice di non trovare dei documenti;
– la Regione non sapeva del trasferimento di 27 persone dal centro dell’istituto alle casa famiglia, chiamiamole così per capirci.
Pertanto rischia di succedere un vero e proprio disastro solo perché la comunicazione tra Regione e Asl di Viterbo, e viceversa non ha funzionato, cioè perché qualcuno non ha saputo svolgere il proprio lavoro con quella competenza e professionalità che i lavoratori di Villa Buon Respiro hanno messo in campo quotidianamente per svolgere il loro.
Non è, quindi, che manchino i finanziamenti, i quali peraltro in tutti questi dieci anni, sono stati regolarmente erogati, ma solo perché qualcuno all’improvviso si è accorto della mancanza di pezzi di carta che, peraltro, qualcun altro ha dimenticato di produrre o di inviare. Questa è un’altra manifestazione della banalità del male, come la chiamava Hanna Arendt.
Comunque inaccettabile per delle persone che abbiano un minimo di razionalità e che abbiano minimamente a cuore l’interesse delle fragilità sociali e dei lavoratori.
Ci auguriamo che la nuova Amministrazione Regionale che, come sappiamo è sensibile a queste problematiche possa porre rimedio a queste storture nel più breve tempo possibile.
Pertanto l’Afesopsit, associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia) ancora una volta denuncia l’inaccettabile modalità di gestione dei servizi pubblici sociosanitari che in tal modo continuano a non porre al centro delle loro politiche il benessere degli utenti e dei loro familiari, bensì antepongono a ciò questioni di ordine burocratico, impedendo che le persone che si trovano in una condizione di disagio possano esercitare il diritto di vivere in modo dignitoso e sereno.
Vito Ferrante
Presidente dell’Afesopsit
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