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Roma - Appesa in una stanza di Montecitorio, scambiata per una delle molte copie del dipinto esposto al Louvre - Non è d'accordo il critico d'arte Vittorio Sgarbi: “Un modesto dipinto di arredamento, neanche l'ombra dell'artista di Vinci”

Scoperta alla Camera una “seconda Gioconda”, potrebbe essere della scuola di Leonardo

di Alessio Bernabucci
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La Gioconda di Leonardo da Vinci

La Gioconda di Leonardo da Vinci


Roma – Scoperta alla Camera una “seconda Gioconda”, potrebbe essere della scuola di Leonardo.

Riscoperta alla Camera dei deputati una “seconda Gioconda”. Era appesa all’interno di una stanza di Montecitorio, scambiata da molti per una delle molte copie del celebre dipinto esposto al Louvre. Ma secondo alcuni potrebbe trattarsi di un capolavoro, realizzato dalla scuola di Leonardo da Vinci, a cui forse potrebbe aver lavorato anche il maestro stesso.

Secondo quanto riporta Repubblica, tra i due quadri ci sarebbero somiglianze nella datazione e nella correzione di alcuni disegni. Sembrerebbe che l’opera sia giunta a Montecitorio nel 1925, trasferita dalla Galleria di arte antica Barberini.

“Si tratta di una copia del quadro del Louvre realizzata dalla bottega di Leonardo, forse addirittura con la sua stessa collaborazione – ha detto il questore della Camera Francesco D’Uva -. La Camera dei deputati è il luogo adatto, riceve oltre 200mila visitatori lʼanno, tra i quali più di 60mila studenti”.

Non è d’accordo il critico e sindaco di Sutri Vittorio Sgarbi. “Un modesto dipinto di arredamento. Non l’ombra, ma l’incubo di Leonardo. Una modesta tela esposta in un palazzo pubblico, nell’ufficio del questore di Montecitorio – ha detto Sgarbi -, è stata fatta passare come una seconda Gioconda di Leonardo, che, per inciso, ha fatto fatica (ci ha messo 5 anni) a dipingerne una. L’eccitazione di menti ottenebrate ha evocato con grande suggestione magazzini, depositi, polvere,evitando l’unica parola pertinente: arredamento! E cioè quello che solitamente, provenendo dai depositi di un museo viene chiesto, a partire dalla Camera e dal Senato, e poi da ambasciate e prefetture, per arredare sale aperte al pubblico, come da anni è Montecitorio. Tutto quello che meritava di essere restituito ai musei lo è stato nei decenni scorsi attraverso una commissione che io ho guidato”.

“La copia di Leonardo, dipinta almeno 70 anni dopo la sua morte, non ha alcun valore artistico – ha aggiunto il sindaco di Sutri – e indica soltanto la fortuna dell’opera, come le innumerevoli copie di  grandi maestri. Tanto rumore per nulla”.

Alessio Bernabucci


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17 febbraio, 2022

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