Riceviamo e pubblichiamo – Le statistiche sono agghiaccianti: in Italia viene uccisa una donna ogni due giorni. La cosa inquietante è che si tratta di un dato costantemente in crescita.
Un fenomeno che non si riesce ad arginare, nonostante la repulsione montante dell’opinione pubblica e le misure di prevenzione, che, per quanto ancora insufficienti, tuttavia sono in campo. Allora il quesito che si pone è: come sconfiggere un fenomeno così aberrante e inaccettabile?
Il primo passo da compiere sarebbe quello di modificare l’assurdo concetto del maschio dominante. Nonostante la grande cassa di risonanza mediatica che vi è su questi temi, sono ancora molte le donne che non riescono a reagire in modo adeguato a questo fenomeno, che, sicuramente in buona fede, le attanaglia.
Perché ancora si perdona per amore? Moltissimi casi di violenza ogni giorno vengono sepolti sotto l’ombra del silenzio, per paura, per pudore o per la speranza che le cose migliorino nel tempo. Si perdona “per amore”, ci si convince che molto probabilmente la colpa di tali violenze dipende proprio da noi.
Ma come è possibile che in un mondo dove sempre più le donne acquistano il loro protagonismo, praticamente in ogni campo in cui si svolge la convivenza civile, si sia ancora così drammaticamente in ritardo nel riconoscere i pericoli determinati dal mutato rapporto uomo-donna e nell’individuare e denunciare situazioni potenziali di violenze e di abusi? Quali fragilità psico-sociali intervengono?
E’ necessario partire dal rispondere a questi interrogativi e dall’individuare una tipologia capace di connotare un violento. Possono aiutarci in questa ricerca dei casi di scuola: l’uomo che maltratta è interessato più a dominare che ad amare, mette in moto vere e proprie strategie di mortificazione attuate tramite il potere e il controllo esercitato sulla vittima dando inizio ad una catena di sopraffazioni e di sofferenze senza fine.
I maltrattamenti messi in atto da questi uomini non sono solo fisici, ma anche psicologici e inducono sulle vittime veri e propri complessi di colpa dagli esiti distruttivi. Una donna maltrattata appare impaurita, confusa, insicura, con scarsa stima di sé, riesce a relazionarsi con grosse difficoltà in quanto permangono in lei, sensi di colpa e di vergogna per non essere riuscita a salvare il valore della famiglia e il ruolo della donna all’interno di questa.
Prevenzione, sostegno alle vittime e pene esemplari ai violenti. Quali possibili linee di intervento? A nostro parere è necessario operare su tre filoni distinti: il primo riguarda la prevenzione, il secondo il sostegno alle donne vittime di violenza e di abuso, il terzo la esemplare repressione e punizione dei reati. Sulla prevenzione si sta lavorando molto.
Innanzi tutto esiste un problema di presa di coscienza da parte delle donne, perché divenga inaccettabile subire e giustificare, senza denunciare, fenomeni violenti; occorre convincersi che, in genere, ad un primo episodio di violenza non contrastato ne seguono altri.
Quindi è necessario che le donne si avvalgano di tutte quelle strutture (centri anti violenza e simili) anche in forma anonima, che possono offrire un adeguato sostegno. Così come parlarne chiaramente in famiglia può risultare a volte un fattore risolutivo. In ogni caso il nemico da sconfiggere resta sempre la sopportazione silente e la malintesa vergogna che porta le donne a non confidarsi con chi potrebbe essere loro di aiuto.”
Ritardi dell’Italia che contribuisce al silenzio delle vittime” (dice il rapporto dell’Onu) e a lasciare che il silenzio resti invisibile. E’ importante mettere il problema della “violenza sulle donne” all’ordine del giorno della politica nazionale, perché prevenzione, protezione delle vittime e punizione dei colpevoli sono alla base per la risoluzione di un fenomeno così devastante.
Diciamo basta a questo scempio, ribelliamoci con tutte le nostre forze ad un fenomeno che reclama pene esemplari, certezza della loro esecuzione e soprattutto promuoviamo un salto di qualità nella presa di coscienza collettiva che occorre qui ed ora una superiore assunzione di responsabilità da parte di tutti: l’otto marzo può rappresentare l’occasione migliore per mettere al centro delle nostre riflessioni questa problematica.
Alle donne per l’8 marzo non regalare mimose, regalate rispetto. E’ l’unica cosa che conta.
Daniela Bizzarri, Daniela Boltrini e tutte le donne della segreteria provinciale del Partito democratico
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