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L’irriverente

Pensionati e paura

di Renzo Trappolini
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Viterbo – Da pensionati – tanti, più di seicento ogni mille lavoratori– siamo assidui utenti tv e, quindi, tra i maggiori clienti dell’”industria della paura”, come il sociologo Pino Arlacchi definisce la produzione delle immagini e notizie che oggi fanno ricchi due grandi settori, il mediatico e, a ricasco e di conseguenza, quello della sicurezza.


Renzo Trappolini

Renzo Trappolini


Abbiamo più tempo di altri, infatti, per seguire, pure fino a notte fonda, programmi che attualmente propongono soprattutto immagini e storie tragiche, dolenti e comunque commoventi di morti, feriti, profughi, con particolare insistenza sull’inaccettabile sofferenza dei bambini. Ci emozioniamo, soffriamo indignati imprecando, giustificando, perfino reclamando interventi risolutivi pure di chi non c’entrerebbe niente. Alla faccia di analisi razionali ed alla salute anche dei costruttori e fornitori di armi, dei bellicisti di vocazione e mercenari di professione.

La paura prodotta nei laboratori dei pochi che al mondo comandano davvero sta diventando il carburante che tiene in piedi quel che resta delle attività economiche. Vediamo, ascoltiamo, mai, però, ragionamenti completi, perché “incombe” la pubblicità. Tanto più frequente e tanto più redditizia, quanto subdolamente rovesciata all’improvviso su chi, impaurito da immagini e notizie, cerca refrigerio alla sete di normalità.

La paura, dunque, propellente dei consumi, consiglio ottimale per gli acquisti. In altri tempi, quando lo spettacolo, le immagini li assicurava la liturgia ecclesiastica con la partecipazione ai riti “almeno la domenica e nelle feste comandate”, la paura ti accoglieva, all’entrata in chiesa, con l’accusa di aver comunque peccato, la conseguente minaccia dell’inferno o, per salvarti, di un giusto patire.

Cambiati tempi e costumi, la paura muta location e trama: tv e soap opera intense quanto varie contro il rischio assuefazione. Così, fu la volta del terrorismo islamico con le Torri gemelle e la paura per giustificare l’invasione dell’Iraq (traffici petroliferi compresi) accusato, ma non era vero, di possedere l’atomica; i Talebani tagliagole riforniti dell’Occidente, quando dovevano combattere gli invasori russi, di armi poi usate contro gli Usa a loro volta invasori e in fuga; la Siria in partnership Russia-America; la Libia contro un dittatore per creane cento, fino al vicino Kosovo bombardato anche da noi.

Tutte invasioni, azioni di guerra (quindi criminali da tribunale de L’Aia?) con morti e feriti civili, donne, bambini e profughi. Tragicamente sofferenti tanto quanto quelli ora bombardati dai russi, ma meno e soprattutto meno insistentemente mostrati dalle tv occidentali. Perché a sparare erano mani democratiche? Ha scritto qualche giorno fa, uno che quelle cose le ha viste e vissute, il generale Fabio Mini, comandante delle forze Nato mandate a ad assicurare la pace dopo i bombardamenti da genocidio di Usa e alleati: “L’Ucraina è oggi lo specchio di ciò che  gli Stati Uniti, la Nato, l’Europa hanno fatto alla Serbia in e per il Kosovo”. Parole come pietre, dure come la verità.

Insomma, da una paura all’altra, passando per gli immigrati e il Covid, rapidamente sostituito (in tv ma non in ospedale) con l’ingiustificata e criminale guerra voluta dall’ex amico Putin, pregiato e stolto fornitore attuale dei produttori di paura a buon mercato e buoni introiti.

Che spettacoli! Quanto lontani i tempi in cui le paure se le risolvevano giustamente tra loro i governanti, come quando, nel 1962, i russi andarono a mettere missili alle porte degli Stati Uniti e Kennedy li rincorse sull’Oceano obbligandoli al dietrofront.

Renzo Trappolini


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14 marzo, 2022

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