![]() Chiara Frontini |
– Leggo in questi giorni il dibattito sulle primarie del centrosinistra, erroneamente definite civiche. Innanzitutto rivendico la maternità di questa iniziativa la quale, come era stata immaginata durante il dibattito moderato dal direttore Galeotti, rappresentava un grande elemento di novità mai sperimentato a livello nazionale.
Ma chi è fermo sulla comodità dell’usato “insicuro” non può accettare di portare a Viterbo delle sperimentazioni che potrebbero diventare best practice nazionali, figuriamoci se avrà il coraggio di farlo amministrando.
Soprattutto sarebbe bene specificare che quelle che vengono definite civiche sono primarie che si svolgono in un area partitica ben precisa, delimitata dai partiti Pd-Sel.
Mi sembra che poco di civico ci sia nei partecipanti, sia negli apparati di partito che nulla hanno a che vedere con il civismo e il movimentismo. Il fatto che uno dei candidati alle primarie, Michelini, abbia fondato una lista civica che lo appoggia, non è né una novità (sia Marini che Sposetti ne avevano una, solo per restare alle ultime elezioni amministrative), né può magicamente “smacchiare” l’ingombrante presenza del trio Gigli-Fioroni-Sposetti, fulgidi esempi della partitocrazia da prima repubblica.
Quindi, concludendo, ben vengano le primarie di ogni forma perché sono un importante esercizio di democrazia, partecipazione e confronto. Ma attenti a non fare confusione e soprattutto a non ingannare i cittadini: in questo momento di confusione ce n’è già abbastanza, e i cittadini sono molto più consapevoli e coinvolti di quello che pensano i segretari di partito.
Chiara Frontini
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