Riceviamo e pubblichiamo – La forza evocativa del colore, delle sfumature, dei lampi di luce. Il rigore geometrico delle immagini, mai violento, volutamente spesso solo accennato, eppure sempre percepibile nelle linee della composizione: è la fotografia di Marco Branchi, autore, fotografo e maestro, dalla vena autenticamente istintiva eppure basata su un metodo di lavoro di lunga e collaudata esperienza.
Ricco di colpi di genio e di intransigenza investigativa; analisi dei luoghi ed empirica sperimentazione sul campo; meticolosità di ricercatore ed entusiasmo di neofita.
Una personalità aperta e schietta come traspare dalle sue foto, dove il mondo non è riprodotto, ma interpretato per cogliere l’anima delle cose, per capire, analizzare, indagare l’essenza ultima di ciò che ci circonda, con la consapevolezza dichiarata che il vero protagonista non è l’uomo, ma la natura che ci pervade, il paesaggio che ci avvolge, gli animali nei quali ci riflettiamo.
Le foto di Marco Branchi ci fanno riscoprire un mondo lento e rilassato; le immagini sembrano concludersi in uno sguardo, ma lo spessore della vita spontanea raccontata dalla semplicità delle forme, dalla naturalezza dei colori, ci mostra la trama delle cose: paesaggi che parlano, foglie che frusciano, uccelli che cantano.
Sullo sfondo un mondo naturale immemore del tempo, l’arcadia dei nostri sogni, che sta lì, si può toccare. È tutto quanto potremmo avere, se solo ci fermiamo a guardare con altri occhi, se solo scegliamo di vivere in altri modi.
“Un modo poetico per raccontare la natura – queste le parole del presidente del Parco Gianluca Medici, che aggiunge – l’area protetta tutela l’ambiente non solo con l’applicazione di leggi o regolamenti, ma soprattutto con la partecipazione, suscitando emozioni e passione nei cittadini. Le foto di Branchi questo sono: uno strumento bello e delicato per ricordarci che l’uomo è parte della natura”.
Roberto Sinibaldi
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